Ormai i social hanno un’influenza enorme e non permettano più che si parli di tematiche in modo errato e superficiale, lasciandosi anche andare a stereotipi. A subirne le conseguenze sono spesso i personaggi pubblici ma non solo, anche brand e case di moda di un certo spessore. Possiamo vedere come quasi un anno fa il grande marchio svedese, H&M, è stato accusato di razzismo in seguito ad una scelta pubblicitaria: aver pubblicato una foto di una felpa indossata da un bambino nero con scritto “Coolest monkey in the jungle” (La scimmia più cool della giungla), fatto che ha messo alla gogna mediatica il famoso brand. Un altro fatto non molto diverso da questo è successo solo un paio di settimane fa, protagonisti della vicenda questa volta i due famosi stilisti italiani Domenico Dolce e Stefano Gabbana che a seguito di uno spot pubblicitario in cui una modella cinese era intenta nel mangiare una pizza e un cannolo siciliano con le bacchette e dopo la pubblicazione di messaggi presenti insulti alla Cina apparentemente inviati da Stefano Gabbana, anche i due stilisti sono stati accusati di razzismo e sessismo che gli è valsa la cancellazione dello show in programma a Shanghai. “Ciò che è accaduto oggi è davvero spiacevole, non solo per noi, ma per tutti coloro che hanno lavorato notte e giorno per dar vita a questo progetto. Il nostro sogno era quello di realizzare a Shanghai un evento che fosse un tributo alla Cina, che raccontasse la nostra storia e la nostra visione”, così hanno provveduto a scusarsi per l’accaduto. Ma queste scuse sono sincere o sono scuse di circostanza per minimizzare i danni? La cosa importante su cui riflettere è su come questi cambi di direzione non possono non essere influenzati da un possibile calo di vendite future. Quando un’azienda vende un prodotto vende anche il modo di vedere il mondo in particolare determinati temi sociali quali il sessismo, il razzismo, l’omofobia e la misoginia e quindi le aziende, criticate dai social per campagne antisociali, per non perdere clienti e consumatori e conquistarne dei nuovi sono costrette a chiedere scusa, ma non sempre queste scuse sembrano essere davvero volute ma al contrario sembrano alquanto forzate. Inoltre, nel caso di Dolce & Gabbana, questa non è la prima volta che vengono messi alla gogna mediatica, ricordiamo la pubblicità del 2012 che incitava allo stupro, quando nel 2015 andarono contro le famiglie omogenitoriali e i “figli sintetici” litigando con il famoso cantante Elton John o ancora quando nel 2018 sotto un post di una foto di Selena Gomez Stefano Gabbana commentò “she is so ugly” (lei è così brutta), tutte queste vicende, e sono solo alcune, sono tutte seguite da delle scuse. Ma le loro scuse hanno perso credibilità in quanto essi non sembrano mai imparare dai propri errori. Concludiamo dicendo che ormai è l’azienda, le sue persone, che vengono proposti al mercato. Non più solamente i prodotti.

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