L’esame di Stato, la prova più temuta dalla maggior parte degli studenti, è stata introdotta per la prima volta nel 1923 con la riforma Gentili, ma da allora ha subito vari cambiamenti durante il corso degli anni. Il modello iniziale prevedeva un totale di quattro esami scritti e orali, riguardanti gli argomenti del triennio per il liceo classico e quelli degli ultimi quattro anni per il liceo scientifico, alla quale sono risultati idonei sono il 25% degli studenti che li avevano svolti, giudicati da soli docenti esterni. La prima modifica viene attuata nel 1937 da Cesare Maria De Vecchi, che riduce gli argomenti a quelli dell’ultimo anno e poi nel 1940 da Giuseppe Bottai con la valutazione da parte dei docenti interni. Nel 1947 con Guido Gonnella si torna al modello iniziale con qualche piccola modifica. Viene proposta una forma facilitata dell’esame nel 1969 da Fiorentino Sullo, con soli due esami scritti, due materie orali e la valutazione in sessantesimi, sperimentazione che dura circa 30 anni. La grande novità avviene nel 1997 con l’introduzione del credito formativo, e l’esame orale che verte su tutte le materie e la valutazione in centesimi, per essere poi introdotta nel 2008 la richiesta della sufficienza in ogni materia per l’ammissione. Non sono avvenuti poi notevoli cambiamenti fino a oggi con  l’introduzione di una totalità di 40 crediti, la prova orale orientata verso l’esperienza alternanza scuola lavoro e l’abolizione della terza prova e la riduzione a tre tipologie di testo per la prima prova di italiano, riguardante l’ambito artistico, letterario, filosofico, scientifico, storico, sociale, economico e tecnologico: il modello A, analisi del testo di due autori anziché uno, B, testo argomentativo e C, riflessione critica. La mancanza del testo storico è dovuta alla minima percentuale di scelta da parte degli studenti registrata negli ultimi dieci anni, circa il 3%, dal momento che i temi trattati erano relativi al contesto del Novecento, quindi delle volte o non svolti affatto o non adeguatamente. Una scelta che risulterebbe appropriata se non fosse stato rimosso il così detto quizzone, nel quale era presente una domanda attinente al programma di storia, materia di studio fondamentale perché favorisce la conoscenza delle proprie radici, degli avvenimenti passati che si ripercuotono nel presente e per la sua funzione di magistero, che c insegna quindi a non ripetere errori già commessi. Per valutare in maniera completa il lavoro dello studente sarebbe perciò necessario il mantenimento della prima e seconda prova sul modello del 2008, la terza prova vertente su quattro materie tra cui storia e l’esame orale sull’alternanza scuola lavoro per valorizzare ancor di più questa attività, necessaria per l’orientamento nel mondo del lavoro. Con il decreto Milleproroghe saranno inoltre valutate le prove Invalsi come esame d’ammissione, prove che potrebbero penalizzare notevolmente lo studente.

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