MATURITA’: già nel nome offre un chiaro sospetto, quello di definire chi la ottiene al massimo delle proprie possibilità di evoluzione. Elemento che introduce nuove e preoccupanti suggestioni. Se la «maturità» è lo snodo che segna il passaggio alla vita adulta, tra la giovinezza e la vecchiaia con il «completo sviluppo dell’organismo», superarla significa oltrepassare il valico e cominciare una lunga discesa.

L’Esame di Stato nasce nel 1923 con la Riforma Gentile. Il programma su cui ci si doveva preparare era quello triennale e la commissione era formata da 5 commissari esterni. A partire dal 1937 i programmi si ridussero a quelli dell’ultimo anno. Negli anni Quaranta, in tempo di guerra, il Ministro Bottai preferì commissioni tutte interne con solo presidente e vice-presidente esterni.

Anche allora la scelta di una commissione interna fu ritenuta poco seria e nel 1947 si tornò ad una commissione esterna con due membri interni, che nel 1952 si ridussero a uno. E praticamente la composizione delle commissioni rimase così fino a Luigi Berlinguer (1998). I programmi erano di nuovo impostati sugli argomenti di studio nel corso del triennio.

Nel 1969, in seguito alle proteste studentesche del ’68, con il Decreto Legge 15 febbraio il programma fu riportato a quello dell’ultimo anno e le prove scritte furono ridotte a due (di cui una era sempre italiano). Le materie dell’orale divennero due sole: una “portata” dal candidato e una scelta dalla commissione su quattro materie definite dal ministero per ogni corso di studi.

Questo esame di maturità in origine doveva essere sperimentale ma alla fine durò ben 29 anni.

Il cambiamento fu voluto dal ministro Luigi Berlinguer. I commissari (da quattro a otto) erano per metà interni e per metà esterni guidati da un presidente esterno. Le prove scritte divennero tre: la prova di Italiano, uguale per tutte le scuole, la seconda prova sulla disciplina scelta dal ministero e diversa da scuola a scuola, e una riguardante le altre discipline (la cosiddetta terza prova, su quattro o cinque materie). La prova orale venne denominata “colloquio” e verteva su tutto l’insieme delle discipline. Inoltre veniva tolta la possibilità della non ammissione all’esame ed introdotto un credito sul voto complessivo relativo all’andamento scolastico nei tre anni precedenti.

Il punteggio passa dai 60/60 (voto minimo 36) canonici ai 100/100 (voto minimo 60).

Con la nuova normativa introdotta dal Ministro della pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni, 2007, cambiano le modalità di ammissione, di assegnazione del punteggio e di gestione dei debiti formativi. Le commissioni sono composte per metà da membri interni e per metà esterni, con un presidente esterno cui vengono affidate due classi. Cambiano anche i punteggi del credito scolastico e del colloquio orale.

Da questi cambiamenti all’attuale esame, ci furono piccole modificazioni, ma la sostanza rimase tale, per quanto riguarda la Maturità del 2019 si sa sicuramente che ci saranno diversi cambiamenti come l’eliminazione del fatidico “quizzone”, ossia il terzo scritto, un maggior peso al curriculum scolastico, e forse anche molte altre ancora non certe.

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