Like, like ,like. La bellezza di una foto, di un momento, di una frase ormai si misura in numeri, di ‘Mi piace’. E nessuno può più smentirlo. Ciò che però deve allertarci è l’utilizzo improprio delle nostre preferenze. ‘Nasta’, soprannome del rapper campano Marco Anastasio, fresco vincitore di ‘X factor’, lo sta provando sulla propria pelle. Da idolo dei ragazzi, inebriati dal suo talento immenso, sembra esser diventato il nuovo Mussolini. Com’è possibile? Vi starete chiedendo. Son bastati pochi ‘Mi piace’, correlati alle pagine di partiti di estrema destra come Casapound, per scatenare le più accanite testate giornalistiche. Queste ultime, sempre più voraci di like e di notizie personali piuttosto che di fatti, hanno scatenato l’inferno intorno al nuovo cantautore. Anastasio è stato così costretto a difendersi, richiedendo, ancora una volta, di svincolare la produzione musicale dalle sue preferenze, politiche e non. Il rapper si è appellato all’idea di etichetta, che mai dovrebbe esser apposta su una persona basandosi su pregiudizi. Eppure sicuramente i giornali continueranno a marciare, imperterriti, su questa notizia, ogni volta che ‘Nasta’ commetterà un minimo sbaglio.  Perché come cantava De Gregori in ‘Generale’, canzone rivista dal vincitore di ‘X factor’, “la guerra è bella anche se fa male” e dunque continuiamo ad ammazzarci, a non volerci bene, a odiarci per due like in rete. Raccogliamo gli aghi di pino invece che i funghi dietro la collina. Così continueremo ad esser generali, ben poco umani.

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