Alcuni illustri linguisti definiscono la lingua dei giovani un “guazzabuglio”, certamente è una lingua che tende piuttosto all’eccesso che alla sobrietà, è un modo di comunicare che spesso indulge all’esagerazione.

Di fronte al gergo dei giovani non è appropriato porci la domanda se “si dice o non si dice”: è un gergo, e come tale non ama norme e disciplina. È usato come strumento di comunicazione verso chi lo condivide, ma anche come strumento di esclusione per chi non lo comprende.  

“Gergo” infatti, parola di origine incerta, forse dall’antico francese jargon che significava il gorgheggiare degli uccelli, sta appunto ad indicare un linguaggio artificiale, composto di molti vocaboli deformati o di significato alterato, usato da determinati gruppi sociali per non farsi intendere dagli estranei.

È proprio per questo che nasce un rapporto di complicità e ammiccamento tra i giovani che, soprattutto con l’italiano “digitato” si sono appropriati della scrittura.

Capirsi senza molti giri di parole ormai è diventato uso comune, dalle persone al web, il passo è breve.

Non si può negare che anche Internet abbia cambiato il modo di comunicare, non solo nella realtà riguardo i modi che vengono usati (applicazioni, chat, social network) ma anche nelle espressioni mutuate dal mondo dell’on line.

Esistono differenti tipi di linguaggio tra generazioni ma anche all’interno della stessa generazione, il mutare delle parole è divenuto sempre più frequente perché si arriva prima alla fase del tramonto di ognuna di queste.

Crescendo si dovrebbe non fare più uso del linguaggio giovanile, o utilizzarlo in parte, ma con i social il margine di età sta aumentando comprendendo persone non più solo di venti anni.

Questi slang si stanno infatti sovrapponendo con il linguaggio dei media e con abbreviazioni, inglesismi, immagini ed emoticons.

Nell’età che va dall’infanzia alla maturità ognuno è in cerca di una propria identità, di formarsi e di integrarsi nella società e una delle strategie per distinguersi è quella di trovare un modo unico di comunicare all’interno di un gruppo.

La nostra radice culturale un tempo era legata ad un linguaggio dialettale che contraddistingueva un territorio, una tradizione, un costume, ora la nostra radice culturale è contaminata di hashtag, termini come twittare, taggare e faccine che esprimono in un simbolo uno stato d’animo o un’intera frase.

 

0
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2019 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account