La generazione Z, che comprende i ragazzi nati fra il 1995 ed il 2013, è contraddistinta dal diffuso utilizzo di Internet sin dai primi anni di vita. Simboli che hanno caratterizzato i nativi digitali, sinonimo per indicare la generazione Z, sono Steve Jobs, fondatore di Apple nel 1976 insieme a Steve Wozniak e Ronald Wayne, e i social network, quali Instagram, Facebook e Whatsapp. Proprio lo sviluppo di applicazioni che permettono uno scambio rapido, immediato e gratuito di messaggi, fotografie, oltre alle innumerevoli altre funzioni di cui sono dotate, ha accentuato la creazione di nuovi vocaboli e abbreviazioni. Non sempre la nascita di questi termini coincide con l’avvento degli smartphone, anzi, spesso abbreviazioni come t.v.b. (ti voglio bene) o xchè (perché), nate ben prima dei cellulari, hanno semplicemente incrementato il loro bacino d’utenza. Oltre ai social, anche videogiochi e musica hanno incentivato l’uso di vocaboli derivati dall’inglese e dai dialetti. Un esempio lampante è il termine “bufu”; “bufu” è l’acronimo di “By Us Fuck You”,  parola usata numerose volte da un gruppo hip-hop italiano (la Dark Polo Gang) e diventata virale (nel 2018 è stata inserita nel dizionario Treccani).

La caratteristica che più contraddistingue la nostra generazione dalle precedenti è questa: è probabilmente più influenzabile e meno interessata alla politica rispetto a quelle passate, dal momento che non ha combattuto e non sente dunque come propri alcuni valori che oggi sono considerati scontati.

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