L’italiano è una lingua in costante cambiamento, come dimostra il “dizionario” stilato da alcuni studenti di scienze della comunicazione della LUMSA, in cui sono stati raccolti ben cinquecento vocaboli in voga tra le nuove generazioni.

La rivoluzione digitale ha delle conseguenze innegabili: sempre più spesso vengono utilizzate parole o formule concise per essere più rapidi a rispondere e a capirsi. Allo stesso modo gli influssi della cultura anglosassone determinano una continua ricerca di avvicinarsi ai termini inglesi, storpiandoli e italianizzandoli. Benché il fenomeno di evoluzione rapidissima della lingua sia innegabile, tuttavia è altrettanto evidente come questo abbia degli effetti tutt’altro che positivi: i giovani tendono ormai a trascurare del tutto lo studio del lessico, dal momento che sostituiscono tutte le parole più desuete o ricercate con termini banali e inventati, e questo porta a gravi carenze in campo linguistico. La conoscenza e la varietà dei lemmi utilizzati sono una prova della capacità di un individuo di pensare in maniere sempre diverse, mentre l’omologazione costringe a ragionare in un’unica direzione. Inoltre la lingua è un patrimonio da salvaguardare per ogni nazione, dal momento che conserva in sé le caratteristiche storiche e culturali di un determinato popolo.

La lingua delle nuove generazioni è, oltre che veloce e semplificata al massimo, anche poco “intelligente”. I ragazzi di oggi tendono sempre di più a esprimersi con espressioni simili a versi, come risultato degli influssi di YouTube e di nuovi generi musicali. Se la lingua riflette le caratteristiche della propria generazione, non c’è alcun dubbio che l’uomo è entrato in una fase di regresso: sin dalla preistoria gli scienziati hanno studiato il linguaggio per sapere a che livello di evoluzione si trovassero le varie specie. Maggiore è la sua complessità, maggiore è il grado di sviluppo dell’animale. La situazione è oggi critica: il bagaglio lessicale dei giovani si sta considerevolmente riducendo. A partire da scuole e famiglie, è quindi fondamentale insegnare ai giovani la propria lingua madre, non soltanto per la ricchezza che questa rappresenta per loro, ma soprattutto per non essere ricordati come la prima generazione di uomini che, dopo milioni di anni, soni tornati scimmie.

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