Ironia o presa in giro? Il dilemmatico scontro tra ‘simpaticoni’ e scontrosi riprende corpo, nuovamente. A perderci il posto questa volta sono stati i cari Luca e Paolo, famosi comici, conduttori, fino a poco tempo fa, del programma “Quelli che… dopo il tg”. Quest’ultimo infatti è stato rimosso dal palinsesto quotidiano per far fronte ad un programma culturale. E fin qui nulla di strano. A far però emergere la questione sono state alcune dichiarazioni dei diretti interessati, che hanno collegato la loro ‘bocciatura’ ad alcune critiche ironiche, pronunciate dagli stessi durante il programma, nei confronti del Ministro dei Trasporti pentastellato Danilo Toninelli. Sarà vero? Poco importa. Quello che deve attirare l’attenzione è il riaperto dibattito riguardo alla libertà di espressione. Quest’ultima pare, in questo caso, che sia stata sotterrata, eliminata. Possibile che due comici non possano espletare il proprio lavoro tranquillamente? Per rispondere è necessario intendere il concetto di ironia. Perché il passo che la divide dall’insulto, a volte, è breve. Scherzare sul look di una persona è una cosa, denigrare la sua famiglia è un’altra, intendiamoci. Come far dunque ridere senza insultare? Crozza docet. Ascolti boom per ‘La7’ ogni volta che va in onda e poche lamentele politiche. Il suo modo di scherzare si basa infatti su fatti esteriori, caratteristiche peculiari di ogni personaggio famoso. Non si giunge mai alla critica del lavoro svolto né tantomeno ad un aperto disprezzo degli ideali di ognuno. Proprio quest’ultimo ha portato infatti a terribili conseguenze, frutto di una pazienza che (purtroppo?) a volte finisce. Si torni indietro al 7 gennaio 2015. La Francia piomba nel periodo nero degli attentati terroristici. Il primo di questi è proprio quello alla sede del giornale Charlie Hebdo, che aveva palesemente offeso la comunità islamica con scenette provocatorie. Si giustifica perciò la vendetta? Assolutamente no, però un celebre detto ci ricorda che è meglio prevenire che curare. In tali casi non si gridi quindi al complotto dicendo di esser stati censurati, perché non è limitazione della libertà di parola, ma semplicemente buonsenso, prevenzione.   

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