Il 3 gennaio del ’69 nasceva ad Hürth, cittadina della Germania occidentale, l’uomo che ha riscritto la storia della Formula 1. Guidava con una precisione più robotica che realmente umana, con un talento anche ingegneristico. Ben sette campionati del mondo conquistati, di cui cinque a bordo della Ferrari. Pur rischiando la vita ad ogni giro che completava in pista, finisce in coma in un modo probabilmente più umano: il 29 dicembre del 2013 cade sciando e batte la testa. Ha dunque festeggiato pochi giorni fa il suo cinquantesimo compleanno nel freddo silenzio della sua convalescenza. Il campionato mondiale di Formula 1 ha sempre rappresentato la massima espressione sportiva della velocità su quattro ruote. Uno sport unico nel suo genere, capace di mescolare abilità sportive e allo stesso tempo tecnologiche fino ai limiti umani. E sarebbe un errore pensare che i giri di pista di automobili così incredibilmente veloci su un circuito abbiano solo fini ludici per gli spettatori. Anzi, si tratta di uno sport che ha saputo garantire al settore automobilistico un fortissimo sviluppo. I produttori di auto, infatti, oltre ad applicare sulle vetture di serie, seppur in modo limitato, tecnologie che incidono sulle prestazioni, utilizzano sistemi di sicurezza e di risparmio energetico simili, seppur omologati su automobili dal costo permissivo, alle vetture di F1. Esempi sono il KERS (Kinetic Energy Recovery System), che garantisce il recupero di energia elettrica durante la fase di frenata, oppure il controllo elettronico di trazione, il quale permette di evitare il pattinamento degli pneumatici in fase di accelerazione. Insomma siamo tutti un po’ ‘Schumi’!

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