Domenica, 29 gennaio 2017. Australian Open, Rod Laver Arena. Dopo tre ore e trentotto minuti di estenuante lotta contro Rafael Nadal, suo acerrimo nemico in campo, ma grande amico nella vita, Roger Federer ottiene la vittoria, con un parziale di 6-4 3-6 6-1 3-6 6-3. Una delle partite più belle della storia del tennis, tra due dei campioni più grandi di sempre, non solo di questo sport. E’ lo Slam numero 18 per il campione svizzero, il Maestro, il più forte di tutti. Ed è uno Slam ottenuto al rientro da un infortunio che lo aveva visto fuori dal circuito ATP per mesi, vinto all’età di trentacinque anni. Tutti lo avevano dato per spacciato, lo consideravano un vecchio, gli consigliavano di appendere la racchetta al chiodo. Roger ha risposto così. E al termine di quasi quattro ore di match, è scoppiato in lacrime, come dopo ogni grande vittoria, ricordandoci che in fondo è un uomo pure lui, e dal cuore d’oro. Di fronte al suo pianto di gioia il mondo del tennis si è commosso come non aveva mai fatto prima. Il Re era tornato.

Roger Federer è considerato da molti il miglior tennista della storia, capace di esprimere un tennis regale e allo stesso tempo efficace. Guardarlo giocare è una delizia per gli occhi: non fatica, non suda, è sempre composto nell’atteggiamento; la sua eleganza e la su regalità si riflettono nel suo tocco e nella sua tecnica cristallina. In un periodo di grande evoluzione del suo sport, che è passato da essere quasi solamente una questione di tecnica a uno in cui la potenza, l’esplosività e la preparazione fisica sono componenti più che centrali, lo svizzero è riuscito a fondere l’efficacia della modernità alla purezza del gesto tipica di giocatori dei decenni precedenti. In una carriera che ormai dura dal ’97 (e che, per fortuna degli appassionati, continua a regalare piacevoli sorprese), Roger ha vinto tutto (20 Slam, di cui otto a Wimbledon e l’ultimo nel 2018 a quasi trentasette anni, nuovamente agli Australian Open, questa volta senza Rafa di fronte) e detiene ogni tipo di record. È un campione infinito, capace di rinnovarsi e di modificare il proprio gioco con il passare degli anni, grazie alla sua passione, alla sua dedizione e al suo continuo allenamento. Quando perse, sempre contro Nadal, la finale degli AO 2009, molti sostenevano che non avrebbe più vinto niente. Dieci anni dopo, Roger è ancora in campo e delizia ancora tutti i suoi ammiratori, sempre tra i primi del Ranking ATP (è stato numero 1 per poche settimane nella primavera del 2018, diventando il più anziano della storia a comandare la classifica).

Federer dovrebbe essere un esempio per tutti, sportivi e non, perché insegna quanto sia importante porsi sempre nuovi obiettivi e non arrendersi mai, anche quando il mondo intero incita a smettere di credere nei propri sogni, e quanto sia rilevante allenarsi, anche se si è il migliore, perché è sempre possibile ottenere di più da se stessi. Mostra a tutti come la correttezza, il decoro e l’eleganza siano dei valori cui non si deve mai rinunciare, neanche nelle feroci e spossanti battaglie con cui ha saputo emozionare gli spettatori. Quando (speriamo il più tardi possibile) deciderà di salutare i campi da tennis, tutti i tennisti e i tifosi, anche i più accaniti sostenitori di Nadal e Djockovic, eterni rivali del Maestro, non potranno rimanere indifferenti. Come molti fan, anche Roger probabilmente scoppierà in lacrime, dimostrandoci per l’ultima volta tutta la sua umanità. Un uomo tra gli dei, un eterno signore del tennis.

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