Ormai, a quasi due secoli dall’unità di Italia, il Sud rappresenta ancora, economicamente e industrialmente, un fanalino di coda dell’Italia e dell’Europa. Ovviamente, come per il resto del Paese, si spera che il futuro porti con sé un periodo duraturo di crescita economica e non solo. Non bisogna però dare per scontata questa crescita e aspettarla senza intervenire: essa deve cominciare da politiche sul lavoro che permettano la valorizzazione e lo sviluppo delle risorse locali.

Il futuro del Sud, e non solo, deve perciò partire da una parola: riscossa. Riscossa, riscatto non verso il Nord, che sì con l’unità d’Italia si è leggermente indebolito per aiutare, senza troppi successi, un Mezzogiorno fino ad allora poco industrializzato, ma contro quelle persone a cui fa comodo avere una zona depressa del paese. Un riscatto contro la tendenza alla corruzione, presente peraltro in tutto lo Stivale, anche al Nord, un riscatto contro le mafie: questi sarebbero dei primi incentivi per le grosse aziende a scommettere sul Sud, con la conseguente nascita di nuovi posti di lavoro e quindi una riduzione dell’emigrazione di giovani promettenti verso il Nord. Vi è un’ulteriore alternativa: attuare politiche di agevolazione fiscale per i pensionati provenienti dalle altre nazioni europee, come avvenuto in Portogallo; lo Stato sarebbe così costretto a reprimere le organizzazioni criminali e migliorare le strutture già presenti, aiutando in questo modo la crescita.

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