Forse gli Illuministi avevano ragione: la storia è progresso, ma nel XVIII secolo nessuno avrebbe immaginato che sarebbero scoppiate le due Guerre Mondiali, i conflitti nel Medio Oriente, tutte le stragi che più volte hanno distrutto la figura dell’uomo.

Le civiltà del mondo, spinte dalla “perfectibilité”, hanno dato origine alla critica, un modo per migliorare le situazioni; questa forma di espressione delle proprie opinioni ha cambiato significato con il passare del tempo, ma non si è trattato di un leggero cambiamento, come può essere passare dal nero al grigio, anzi potremmo definirlo radicale, direttamente al bianco.

In Italia, il movimento del Sessantotto aveva riscosso un enorme successo tra gli studenti, in lotta contro i pregiudizi di natura socio-politica, mentre in Messico, Cile, Iran o Bangladesh i riflettori sono spesso puntati sull’aspetto sociale.

Ritornando ad un’istituzione che negli ultimi anni sta subendo parecchie riforme, eccoci alla scuola. Molti sarebbero contenti di sapere che circa 7 ragazzi su 10 ammettano che l’istruzione abbia un influsso positivo sulla loro vita e la accettino così come è. Purtroppo gli studenti di oggi si trovano in uno stato di eccessiva passività, che li spinge ad ignorare quello che accade intorno a loro e a non cambiare ciò che vorrebbero o dovrebbero, utilizzando quell’arma che a molti viene negata: il diritto di parola ed espressione.

La continua mancanza di critica determinerà una società priva di idee e di innovazione, che con il tempo non sarà più in grado di confrontarsi con gli altri Paesi del mondo.

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