Viviamo in un mondo, per certi versi, molto più sensibile; mentre una volta magari i professori pensavano solamente a insegnare ai loro studenti, oggi gli sono state affidate numerose altre mansioni: il professore deve essere psicologo, tramite tra genitori e studenti, guida per i ragazzi.

Forse oggi la critica è vista in modo più pesante, per così dire, rispetto a qualche anno fa perché i ragazzi non sono più abituati a mettersi in gioco; se un genitore sgrida il figlio questo va in analisi, una volta volavano ciabatte e le tasche degli psicologi erano meno gonfie, oggi se un bambino prende un brutto voto il genitore dà la colpa all’insegnante, una volta se si tornava con un brutto voto la colpa era solo del ragazzo che evidentemente non aveva studiato abbastanza.

Non dico che tutte le critiche siano giuste, anzi credo che il miglior metodo di insegnamento sia quello basato sul dialogo tra studente e professore così che quest’ultimo possa capire la differenza tra quello che ha fatto e quello che avrebbe dovuto fare, non credo serva, da parte dell’insegnante biasimare in ogni modo l’alunno, anche perché, essendo i più giovani notevolmente influenzati dai giudizi espressi dai professori, si rischia che il ragazzo perda la speranza e smetta di impegnarsi.

Non sono favorevole alle critiche, ma penso che in certi casi possano essere costruttive:

se si parla di riflessioni critiche i ragazzi dovrebbero vederle come degli spunti da cui poter imparare, non come delle critiche per sminuire il loro valore.

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