Due settimane fa, nel liceo scientifico Oriani di Ravenna, uno studente dell’istituto ha scritto su un muro della scuola questa frase: il preside è gay. Il Professor Dradi, preside appunto del liceo, ha scelto di non far cancellare la scritta che lo prendeva di mira perché serva come strumento educativo. Egli infatti reputava errato sì il gesto vandalico dell’allievo, ma ancor più grave il considerare l’omosessualità (peraltro falsa) come una ragione di inferiorità e, pertanto, caratteristica da discriminare. Il direttore dell’istituto ha ricevuto i complimenti di molti colleghi e di persone esterne all’ambiente scolastico. La sua scelta fa riflettere, perché probabilmente è stata molto più efficace di cercare e punire i colpevoli di tale atto barbarico: se oggi ne parliamo, il messaggio probabilmente è arrivato e ha ottenuto larga diffusione. È importante che nella società del terzo millennio si raggiunga, e in fretta, la consapevolezza che gli uomini sono tutti sullo stesso piano. Anche se al momento se ne parla in misura minore, il problema della discriminazione oggi non è solo legato alle questioni etniche e religiose, ma anche a quelle relative ai gusti sessuali di un individuo. Ci sono voluti secoli perché si affermassero valori come la democrazia, la libertà, l’uguaglianza; ogni episodio paragonabile a quello di Ravenna è la dimostrazione che la strada da fare è ancora lunga. Le conseguenze della discriminazione sono sotto gli occhi di tutti, e il Novecento ne è stato la prova. Tuttavia il tempo tende a sbiadire il passato, è possibile che da una situazione di crisi anche nel mondo di oggi si verifichino eventi simili a quelli accaduti nella Germania nazista. Si parte da una parola scritta su un muro, si arriva a una strage: sembra improbabile, e lo è se si portano avanti valori come l’uguaglianza, ma potrà diventare possibile se il ricordo verrà meno e si lascerà correre, pensando che una frase stupida, alla fine, non potrà mai far male a nessuno.

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