Quanto ci piace il risparmio, il dio denaro sempre in tasca.  Noi italiani, si sa, il soldo lo abbiamo sempre amato. Abbiamo inventato le banche per far fruttare i quattrini, ma soprattutto per chiedere prestiti, per trasferire soldi altrui nei nostri portafogli, dando vita, di fatto, ad un furto legalizzato. Da questo scambio rischioso, ma apprezzato da donatori e ricevitori nasce probabilmente anche il noleggio, il prestito di oggetti. Quest’ultimo è in continua crescita e non c’è da sorprendersi. Le scarse risorse economiche attuali hanno condotto sempre più al godimento temporaneo, alla fruizione momentanea. La correlazione con la causa ambientalista è molto più ininfluente di quanto si pensi. Non è l’uomo che ha scelto di noleggiare, ma la mancanza di risorse lo ha obbligato. Per sua natura, come direbbe il filosofo seicentesco Thomas Hobbes, l’uomo infatti tende a impossessarsi di tutto ciò che desidera, se ciò non è possibile il motivo non è dunque riscontrabile nella volontà umana. L’acclamatissimo “car-sharing” (che in italiano non è altro che il noleggio di automobili, spesso elettriche) non è quindi frutto di una crescente attenzione per i cambiamenti climatici, ma è dettato dalla mera economia. Per i cittadini è molto meno costoso noleggiare che acquistare. Certo è che una piccola fetta di usufruenti di questi servizi ha anche una vocazione ambientalista, non si discute, tuttavia la loro percentuale sul numero totale è molto ridotta. L’economia del futuro sarà quindi improntata sul massimo risparmio di risorse con il maggior guadagno possibile. La proprietà personale probabilmente si ridurrà al solo denaro, all’unico e purtroppo indispensabile oggetto di cui realmente vogliamo il possesso. 

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