L’ Aids è sicuramente una delle piaghe più grandi dell’ultimo trentennio. Il numero di persone morte o colpite da questa malattia è spropositato e inaccettabile per società considerate evolute dal punto di vista medico e assistenzialistico come la nostra. Ultimamente fonti attendibili riportano la notizia della guarigione di un paziente inglese, ma la malattia non è sconfitta, anzi. Ciò che colpisce di più infatti è certamente l’influenza dell’ Hiv nella società. Questa malattia, trasmessa principalmente tramite rapporti sessuali, ha condotto ad una ridefinizione del piacere. Le persone infette, così come i loro familiari o amici, subiscono ogni giorno un trauma. Il malato, che amano, è presente, ma non solo è destinato ad una vita strettamente legata all’uso (o abuso talvolta) di farmaci, ma anche ad una lontananza da tutte quelle forme abituali di condivisione di emozioni positive, dal semplice bacio fino all’atto sessuale. L’ Aids è l’equivalente dell’antica lebbra. I lebbrosi venivano schivati, così come adesso i malati di Aids sono costretti ad auto allontanarsi dai loro cari. La paura della trasmissione del virus condiziona così famiglie intere, perciò il piacere diventa paura, l’amore diventa morte. La prevenzione è quindi tutto ciò di cui abbiamo realmente bisogno, tutto quello su cui deve basarsi la campagna anti-Aids. Perché guarire sembra possibile, ma le scorie psicologiche uccidono forse più dello stesso virus: il vero e proprio veleno del nostro secolo.

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