Abbiamo tutti trascorso la nostra infanzia tra gli stereotipi. La mamma impegnata nelle faccende di casa, il papà che lavora, la nonna che legge le favole alla sera. Per i bambini i draghi sono cattivi, le principesse buone, gli asini stupidi e le volpi astute. E, sebbene nel linguaggio comune alcune di queste immagini rimangano dopo l’infanzia, non c’è dubbio sul fatto che ci siano principesse malvagie, asini intelligenti e volpi ingenue (tralasciamo i draghi). Negli ultimi tempi, una notizia ha suscitato l’ira di tutte le donne italiane. Su un libro di testo della seconda elementare un esercizio indicava la mamma come colei che stira e cucina e il papà come il lavoratore della famiglia. Ne è nato un grande dibattito sugli stereotipi di genere e su come questi vengano somministrati anche ai bambini, in un tempo in cui dovrebbero essere tutto sommato superati. Eppure non si è mai sentita una nonna, forse la figura più stereotipata di tutte, lamentarsi per come descritta in un libro, o in una favola. Ed è naturale: al bambino vengono forniti concetti semplici, cosciente anch’egli della loro non completa veritá. Sarebbe strano per uno di loro sentire parlare della mamma che taglia l’erba, lavora tutto il giorno, o pianta chiodi nei muri di casa; e sarebbe altrettanto strano un papà che pulisce casa, lava i piatti e cucina. Avrà tempo per analizzare il mondo che lo circonda, per capire che questi sono solo stereotipi, ormai fortunatamente superati, e che la mamma può lavorare e il papà fare la lavatrice. Lo capirà allo stesso modo in cui realizzerà che gli animali non parlano, e che Babbo Natale esiste tanto quanto i draghi delle favole.

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