23 giugno 2016. In seguito a referendum, il Regno Unito capitanato da David Cameron annuncia l’uscita dall’Unione Europea. La notizia sconvolge il mondo intero, con i Paesi Europei e la sterlina che perdono non poco in borsa. Meno di un mese dopo anche il primo ministro britannico si ritira lasciando il posto a Theresa May, ancora oggi leader del partito conservatore: nessuno sa come arginare gli infiniti problemi che la Brexit porta con sé.

L’UE negli anni è riuscita a creare quanto prima non si poteva neanche immaginare: mercato unico, abolizione di dazi e dogane, politiche -abbastanza- condivise. Benché vi siano tasse da pagare e la sovranità dei singoli Stati sia leggermente limitata, tuttavia nessun Paese del Vecchio Continente può pensare ad oggi di farne a meno, soprattutto per una questione economica: con i due colossi America e Cina che si spartiscono il mondo, il rischio è quello di rimanere schiacciati in mezzo come fette di salame dentro a un panino. Queste motivazioni però non sono state sufficienti. Il popolo inglese ha detto no, i cittadini non sono contenti. Già il giorno successivo alla votazione, le discussioni sono state infinite: poco più del 51% ha scelto di uscire dall’Unione Europea, con molte differenze tra regioni, età e censo. La Scozia ha chiesto al Parlamento di rimanere tra i paesi membri staccandosi dall’Inghilterra (richiesta bocciata dal premier May con la scusa che la situazione era sufficientemente complicata anche senza dover gestire una scissione scozzese), così come i giovani, soprattutto laureati e laureandi, accolsero con grande disappunto l’esito del referendum, consapevoli delle difficoltà che avrebbero trovato per studiare o andare a lavorare all’estero in assenza di politiche chiare su queste materie.

A quasi tre anni di distanza, la situazione non è affatto risolta. Tre sono le possibili soluzioni: la prima è il No Deal, un’uscita dall’UE senza guardare in faccia nessuno rompendo definitivamente i rapporti con il Continente, la seconda, proposta dalla May, è di tirarsi pian piano fuori dalla scena europea attraverso accordi e discussioni fino al definitivo distacco; infine la terza, ossia quella di tornare alle urne, dato che molti sostengono che il referendum del 2016 sia stato in qualche maniera pilotato, poichè nessuno conosceva realmente le conseguenze della Brexit e si sono sottolineati soltanto gli aspetti positivi di una maggiore -totale- indipendenza.

L’Europa sta ancora aspettando una risposta definitiva.

0
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2019 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account