Numerose sono le polemiche riguardo la Brexit, l’accordo per il quale la Gran Bretagna dovrebbe uscire dall’Unione Europea sancito dal referendum tenutosi il 23 giugno 2016 con la maggioranza dei voti favorevoli all’uscita in quanto ritenuto che il costo dell’immigrazione fosse superiore ai benefici derivanti dalla permanenza nell’UE. 29 marzo 2017: Theresa May, politica britannica del Partito conservatore, presentò delle modalità per l’uscita appellandosi all’articolo 50, limitando la negoziazione di un accordo tra Regno Unito ed Unione Europea fino al 29 marzo 2019 aggiungendo, nel 2018, un piano di transizione di 21 mesi per evitare l‘hard Brexit, per la quale il Regno Unito avrebbe la possibilità quasi certa di uscita, il pieno controllo dei propri confini nonché implementare nuove proposte commerciali e applicare le leggi inglesi all’interno del proprio territorio. Il 15 gennaio 2019 il parlamento inglese ha votato sfavorevolmente al piano politico della May. Lunga è la scia di danni che la Brexit lascia alle sue spalle: numerosi saranno infatti le ripercussioni a livello commerciale, per quanto riguarda i piccoli commercianti in particolare oltreché le grandi multinazionali; inoltre diminuito è il valore della sterlina il cui calo era iniziato già nel 2016. Ciò che tuttavia attualmente fa preoccupare è il così detto “No-deal”. Si tratterebbe di un’uscita definitiva dall’Europa senza intese commerciali con quest’ultima. Inutile dire che le ripercussioni, anche riguardanti l’UE, aumenteranno: costi e spese maggiori da affrontare, nuovi vincoli doganali, rivalutazione dei diritti dei soggiornanti in Bretagna sono le prospettive di un futuro UK-EU molto incerto e impegnativo, soprattutto ed in particolare per la prima. Indiscusso rimane solamente che, in caso di No-deal, la Gran Bretagna sarà esonerata dal pagamento di 39 miliardi di sterline previste all’accordo di divorzio, ma ciò, tuttavia, non è nulla in confronto alla svalutazione che la Gran Bretagna subirà: da grande esportatrice e potenza commerciale, a Paese Terzo immerso, molto probabilmente, in una grande e profonda crisi economica.

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