L’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, nota anche come “Brexit”, è il processo che porrà fine all’adesione del Regno all’Unione, conseguenza del referendum del 23 giugno 2017, indotto dall’allora primo ministro David Cameron mentre negoziava un nuovo accordo con Bruxelles. Il referendum sarebbe infatti servito come espediente per mostrare la concretezza dell’opzione di uscita del Regno Unito; lo stesso Cameron si pose comunque contro la Brexit, che non era il suo obiettivo politico. Il referendum ha avuto però un risultato a sorpresa, con i favorevoli al 51,9%, contro il 48,1% degli elettori contrari.

Dall’inizio del 2019, il Governo britannico ha più volte sottoposto all’approvazione del Parlamento l’ipotesi di un accordo con l’Unione Europea stipulata dalla nuova premier Theresa May, bocciata ad ogni occasione dalla Camera dei Comuni. Il Regno Unito ha quindi ottenuto un’estensione della data di uscita, inizialmente prevista per il 29 marzo, fino al 22 maggio; altrimenti il Paese lascerà l’UE senza un’intesa e sull’orlo della crisi economica.

Quanto è accaduto negli ultimi anni non ha ancora portato ad un esito chiaro e ben definito, anzi, ha lasciato il Regno Unito in una condizione di stallo, ha provocato e continua a provocare conseguenze sempre più drammatiche ancor prima dell’uscita definitiva dall’Unione Europea.

Se non fosse una situazione a dir poco tragica, ci sarebbe quasi da ridere.

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