La decisione di organizzare l’Unione Europea nasce con la necessità di raggiungere una situazione di pace dopo la Seconda Guerra Mondiale e in seguito con il passare degli anni si sono aggiunti diversi Paesi fino ad arrivare ai 28 attuali. Proprio tenendo in considerazione lo scopo iniziale dell’UE, esistono numerosi accordi politici ed economici tra i Paesi e Bruxelles, la sede dell’organizzazione, ma il 23 giugno 2016, il 51,9% degli elettori in Gran Bretagna ha votato a favore della cosiddetta Brexit.

A oltre due anni da questo evento, Theresa May sta ancora cercando di trovare degli accordi con Bruxelles, e dopo tre rigetti da parte di quest’ultimo, alcuni stanno riflettendo sull’opzione “No Deal” (uscire dall’Unione Europea senza trovare accordi), altri invece si stanno rendendo conto degli aspetti negativi della decisione. Infatti l’adesione all’organizzazione permette la partecipazione ad un mercato unico con anche un’unione bancaria e monetaria, che facilitano il commercio, sebbene l’Inghilterra abbia sempre adottato la sterlina; inoltre l’UE garantisce libertà di circolazione di servizi, capitali, merci e persone e soprattutto tutela i diritti umani. Pertanto se la Gran Bretagna non riuscisse davvero a giungere a degli accordi, molto probabilmente la popolazione si troverà costretta a sopportare costi di gran lunga più pesanti di quelli che era solita pagare quando faceva parte dell’Unione.

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