Gli inglesi non hanno perso l’occasione di fare una battuta anche in una situazione per loro così precaria tanto da utilizzare il termine “Brexit” come un vero e proprio verbo, che indica l’incapacità di scegliere: un’alternativa all’accidia tanto condannata da Dante, che stiano quindi anche essi scrivendo il proprio Inferno? 

La volontà di un distacco definitivo dall’Europa era stata determinata dal risultato del Referendum nel 2016 che riportava il consenso del 51,9% della popolazione, ma ora sembra più una scelta avventata le cui conseguenze si ripercuoteranno su tutta la popolazione britannica. Tra queste vi sono quelle politiche, infatti l’abbandono del Regno Unito dall’Unione Europea comporterebbe una crisi di governo: dalle dimissioni di David Cameron, sostituito da Theresa May, che nonostante le numerose proposte non è riuscita ancora a sancire un accordo con l’UE, al primo ministro scozzese Nicola Sturgeon che ha lottato per indire un secondo referendum per l’indipendenza della Scozia, contraria alla Brexit. 

Si parla poi di gravi conseguenze economiche che sarebbe dettate da un “hard exit”, tra cui la svaluta della sterlina, l’aumento dell’inflazione al 2.3%, il crollo del mercato, l’abbassamento dei prezzi delle case e un alto tasso di disoccupazione. Emergono infine le conseguenze commerciali, infatti gli europeisti temono che le imprese straniere saranno meno propense a investire nell’economia inglese e che possano spostare loro sedi se quest’ultima uscirà dal mercato unico.

Ma grande è anche la preoccupazione dei giovani studenti che fino ad ora hanno avuto l’occasione di approfondire la conoscenza della lingua e della cultura inglese grazie a un full immersion in quella realtà che ha aperto le porte del mondo del lavoro a molti ragazzi e adulti, una possibilità che probabilmente non potrà più essere sfruttata così agevolmente. 

Che sia quindi questo uno scherzo dettato dallo humour inglese o una conseguenza di una voglia incontrollata di indipendenza e potere?

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