Notre-Dame c’è sempre stata, sempre. Ogni bimbo nasce, cresce, e a 4-5 anni guarda “Il gobbo di Notre-Dame”. È la norma, è il senso di europeismo, di riverenza per un patrimonio che spinge ogni genitore a mostrare quel film al proprio figlio. Perché è così, Notre-Dame è l’Europa, il simbolo della cristianità francese, il simbolo stesso dei valori su cui ognuno di noi basa la propria esistenza (o almeno così si spera). Quando Victor Hugo scrisse “Notre-Dame de Paris”, nel 1831, per accrescere la consapevolezza della decadenza della chiesa parigina, nessuno probabilmente si stava occupando del problema. Ora tutto ciò si ripete. Solo un devastante incendio ha riattivato l’attenzione generale sull’arte, sulla storia di tutti noi. Ed è questo ciò che più mi ha impressionato, che più dovrebbe colpirci. Quando la guglia è crollata, un urlo di dolore si è sprigionato dal cuore di ognuno di noi. Ma è stato un attimo, un momento di pura devozione. Eppure, durante tutto l’anno, sia le autorità che gran parte di tutti noi si disinteressa di tutto ciò che è storico, di tutto ciò che è passato, non pensando che su quello si basa la nostra società. Perciò non stiamo a piangere quando qualche monumento viene distrutto, piangiamo quando a nessuno quel monumento interessa più, perché lì, in quel momento, muore veramente la storia insieme ad ognuno di noi.

0
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2019 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account