“La riduzione dell’orario di lavoro, a parità di salario, come leva per ridistribuire ricchezza”, così Pasquale Tridico, fautore del reddito di cittadinanza messo a capo dell’Inps dal Movimento 5 stelle ha formulato una nuova proposta nel mondo del lavoro, la riduzione dell’orario settimanale a 25 ore. Un tema sicuramente allettante e non nuovo: attuato dalla Germania, in cui si lavora il 20 per cento di ore in meno, la diminuzione del lavoro settimanale è arrivata anche in Italia dove alcune aziende come la Lamborghini hanno già attuato provvedimenti. Messa da alcuni in pratica, la proposta è stata allargata su scala nazionale, mettendo in discussione i capi del governo. Mentre qualcuno, ritenendola in un paese in crisi come l’Italia un’utopia, diffida qualcun altro, come il leader della Uil, la vede un’ottima soluzione per tutelare l’occupazione. Dando uno sguardo in Europa, dove l’Italia è tra i primi posti dopo Grecia ed Estonia nella classifica dei Paesi dell’area europea in cui si lavora di più, le numerose ore lavorative non sembrano favorire l’economia: al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, all’ intenso orario di lavoro l’Italia risponde con una posizione quasi ultima nella classifica europea per produttività. La riduzione delle ore lavorative potrebbe allora perché no essere una buona soluzione per favorire, in primo luogo, la riduzione della disoccupazione, attenuando a sua volta la disparità economica e per migliorare in generale, l’atmosfera lavorativa. Secondo alcuni studi infatti la riduzione delle ore lavorative comporta un attenuamento dello stress, della pressione arteriosa e anche dei problemi di salute psico-fisica, come la depressione e gli stati d’ansia e, a seguito di un miglioramento del clima di felicità, garantisce una maggiore produttività.

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