Sono da sempre stato eccitato all’idea di lavorare. Fin da piccolo ero impaziente di lasciare la scuola per andare a fare il pizzaiolo, o il poliziotto. Non vedevo l’ora di compiere 16 anni, così avrei potuto guadagnare il mio stipendio e dimostrare a mamma e papà che lavorare è semplice e più stimolante rispetto alle ore di studio passate sui libri. Nella mia fantasia, anche i miei genitori, poi, avrebbero potuto beneficiare del mio lavoro: avrebbero potuto lasciare i propri impieghi, “tanto ci avrei pensato io ai bisogni economici della famiglia”. Non sarebbe stato difficile realizzare il piano e la sua attuazione avrebbe giovato a tutti, ne ero sicuro.

Più avanti, però, ho compreso anche l’importanza della scuola per capire e conoscere il mondo. Senza l’istruzione e la cultura, attualmente, è quasi impossibile ottenere un lavoro con cui mantenere sé e una famiglia.

La difficoltà nel trovare un impiego, perfino con una laurea, è uno dei problemi che più affliggono il nostro Paese. Molti Italiani si trovano disoccupati, vivono in condizioni precarie, o devono addirittura lottare contro fame e miseria… A questo proposito, ho seguito recentemente un servizio in televisione, che mostrava l’estrema povertà diffusa in molti quartieri alla periferia di grandi città. Sono rimasto colpito da situazioni di persone anche italiane senza reddito, o con uno stipendio così basso da non potersi permettere un affitto. Questi senza casa sono costretti ad occupare palazzi o altri edifici disabitati, per non restare sulla strada.

Per non parlare poi di tutti gli immigrati che cercano rifugio in Europa scappando da guerre e crudeltà, per poi trovarsi in una società diffidente, che li guarda quasi con   odio e disprezzo. Da noi in Italia si sente dire spesso che gli stranieri, oltre a rubare e delinquere, sottraggono lavoro ai nostri connazionali .

Per questi motivi considero l’iniziativa grillina “lavorare meno, lavorare tutti” una sorta di utopia. Certo, se si riuscisse a realizzare, la maggior parte della popolazione sarebbe soddisfatta: i lavoratori avrebbero più tempo libero da dedicare ai familiari, alle amicizie, ai propri hobby; molti disoccupati troverebbero poi maggiore disponibilità di posti lavorativi. Tuttavia mi sembra un progetto di difficile attualizzazione su larga scala, perchè purtroppo, i grandi imprenditori spesso non pensano alle necessità e al benessere dei loro dipendenti, ma ai profitti, quindi vedrebbero magari questo provvedimento come un’inutile complicazione burocratica e fiscale, non certo come possibilità di crescita proficua per l’azienda.

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