Lavorare meno. Nessuno slogan descrive meglio di questo il più grande sogno della società attuale. Lavorare meno, possibilmente niente, e guadagnare tanto. Una società utopica di ricchi pascià. La tendenza di questi ultimi anni lo dimostra: invece di investire sul lavoro, cercando di ridurre la disoccupazione, il massimo che è stato raggiunto è il reddito di cittadinanza. Soldi gratis: non hai mai lavorato, non hai mai neanche finito gli studi? Non importa, lo Stato ti aiuta. Tieni la paghetta.

L’ultima trovata del Movimento 5 Stelle è stata la riduzione delle ore lavorative per aumentare il numero degli impiegati. Nessuno ha forse mai spiegato ai grillini che nessuna azienda, senza notevoli agevolazioni, sceglie di assumere più dipendenti possibili, remunerandoli per tre giorni di fatica e quattro di riposo. Le nostre imprese non fanno altro che delocalizzare e trovare stratagemmi per licenziare senza buona uscita. O lo Stato paga per le assunzioni dei propri cittadini, o la proposta fallisce. Ma se il nostro Paese è tanto ricco da permettersi tali spese (PIL e debito pubblico sembrano smentirlo categoricamente), allora perché non investire tutto quel denaro in campi quali il turismo o la ricerca? Dare lavoro a mille, duemila persone in più non è e non deve essere la priorità. Bisogna guardare al futuro. Bisogna costruire il futuro. Gli Stati con PIL e ISU elevato sono quelli che nel passato hanno osato di più. L’occupazione vien da sé, se campi quali la ricerca scientifica vengono sfruttati a dovere, i posti di lavoro aumentano esponenzialmente senza bisogno di ulteriori e contorte riforme, utili soltanto a ottenere voti prima delle elezioni. E non importa che riforme simili a quella proposta dagli uomini di Di Maio abbiano avuto successo in altri Paesi. La Germania ha un PIL che cresce del 9% ogni anno, l’economia è inscalfibile, potrebbero anche regalare 2000 euro al mese a ogni cittadino tedesco e non ne sentirebbero il peso.

Quello che in Italia deve cambiare è la mentalità: gli Stati del Nord Europa, ma anche la stessa Cina, hanno un’etica del dovere e un culto del lavoro che noi italiani neanche ci sogniamo. La potremmo paragonare alla nostra voglia di dormire probabilmente, di rilassarci comodamente sul divano a guardare una bella partita di calcio. Se non cambiamo mentalità, non c’è riforma che tenga. La soluzione è molto più semplice di quanto si possa pensare. Lavorare meno? No, impegnarsi di più.

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