In un’epoca moderna come quella che viviamo, è impensabile non fare a meno dei social e di internet. Se questo è vero, ossia che navigare in Internet è alla portata di tutti e senza Internet non si può più vivere, è altrettanto vero che questa enorme diffusione ha portato una miriade di opinionisti, influencer e giornalisti. Il mondo di Internet ha creato nuove figure professionali, ha dato risalto e spazi comunicativi a chi fino ad ora era privo di ingenti risorse: tanti, tutti noi, siamo diventati giornalisti, opinionisti, influencer. Ma questa diffusione di massa che passa attraverso una miriade di canali, dalle piccole testate giornalistiche locali ad una globalizzazione capace di far passare una notizia da una parte all’altra del mondo in pochi minuti, questa “democrazia comunicativa” delle notizie, fa sorgere varie domande. Quale organo di controllo, a questo punto di livello internazionale, deve controllare la veridicità delle notizie? Ed ancor prima, è giusto o meno verificare ed esaminare le notizie prima che queste ultime vengano pubblicate e diffuse nei social?

Certamente un controllo delle news da pubblicare sembra mettere fine a qualsiasi forma di democrazia, sembra persino un duro attacco alla libertà di stampa e di opinione. Ma un esercito improvvisato di giornalisti, una serie di scandali, equivoci, addirittura crisi di governo o di forti relazioni interpersonali, provocati da bugie o dalle cosiddette “fake news” ha fatto scaturire da parte di Google e delle altre aziende una verifica più attenta delle notizie inserite all’interno della rete.

Inoltre un tipo di giornalismo basato su scandali e fake news deve sindacare con più attenzione le notizie che pubblica. Ritengo che artisti dello spettacolo, politici, persone di successo abbiano diritto ad un minimo di privacy: indubbiamente essere uomini importanti comporta un enorme visibilità ma a volte si va a pubblicare, speculare sugli affetti familiari o ancor peggio su tragedie e fatti di cronaca personali, limitando il diritto alla privacy. Inoltre in periodi sensibili quali le tornate elettorali o in prossimità di referendum si moltiplicano statistiche, sondaggi, fatti di cronaca che pur nella falsità influenzano negativamente le persone indecise nelle cabine elettorali. Sarebbe da chiedersi se sia giusto in prossimità di elezioni politiche dare libero accesso di pubblicazione a queste fake news che spesso sembrano essere pubblicate da stati terzi o comunque da coloro che non sono interessati alla vera democrazia ma sono legati a lobby internazionali o centri di potere.

Reputo comunque che anche noi consumatori della rete abbiamo il dovere di verificare le notizie e le fonti da cui provengono, valutandone la veridicità. Spesso si condivide o si mette un “like” ad un articolo senza nemmeno leggerlo oppure nelle nostre affermazioni e relazioni ci appoggiamo a notizie che velocemente e in maniera superficiale abbiamo letto e visto su Internet. Insomma leggere, ascoltare, seguire le notizie, ma prima di commentare o di condividere, connettere la testa ed il cervello.

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