Un fenomeno che inizia a diffondersi in questo periodo è il “revenge porn” ossia la “porno vendetta” in cui vengono pubblicate in rete foto o messaggi intimi di persone con cui si ha avuto legami in precedenza. Questa “vendetta” colpisce sia gente famosa, come Diletta Leotta, sia gente ‘comune’, come una normale donna di 31 anni che a causa di questo fatto si è suicidata. Una sociologa, Silvia Semenzin, diffonde questo messaggio, ossia quello di sensibilizzare i ragazzi affinché non accadano più queste tragedie. Un altro elemento importante è uno studio svolto all’università ‘La Sapienza’ di Roma in cui 8 ragazzi su 10 ritengono che insultare su internet sia meno grave rispetto all’insulto ‘faccia a faccia’. Di conseguenza l’argomento non è trattato con la sensibilità che sarebbe necessaria, e, probabilmente, non è neanche ritenuto così preoccupante. In questi anni, non mi è mai successo un fatto del genere, eppure notizie simili appaiono sui telegiornali sempre più frequentemente. Ritengo perciò che la diffusione di contenuti intimi e privati in rete sia oltremodo immorale e ingiustificabile, e deve esser combattuta innanzitutto dalla cultura.

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