Come affermato dalla giornalista Marcella Cocchi, il revenge-porn è un fenomeno che si sta diffondendo sempre di più. Personalmente per fortuna non ho vissuto questo tipo di esperienza in maniera diretta ma ho conosciuto persone coinvolte e sono stata informata di molti casi riguardanti l’argomento. Il fenomeno in questione è particolarmente diffuso nella fascia d’età adolescenziale e nella maggior parte dei casi, si tratta di foto private, intime, che uno dei componenti della coppia, alla fine della relazione, decide di condividere e diffondere nel web. Nella mia esperienza i casi più diffusi vedono il ragazzo che inoltra, a volte anche durante la relazione, foto della ragazza ad amici e sui molti gruppi; solitamente la ragazza scopre il tutto alla fine della storia d’amore e si ritrova in situazioni imbarazzanti, di vergogna, vive un periodo di grande disagio per l’accaduto. La vittima solitamente non denuncia subito l’accaduto agli organi di competenza, né si confida con i propri genitori, familiari e amici. Si vergogna, ha paura del giudizio degli altri e quindi prova a superare, a minimizzare, spera che il fenomeno si plachi da solo. Ma il risultato purtroppo è solo una diffusione sempre più profonda di queste foto all’interno del web. Esistono casi estremi in cui queste sono realmente compromettenti, ritraggono atteggiamenti intimi o persone in pose  equivoche. Ma tra tutti questi casi ci sono anche quelli che all’apparenza risultano molto meno gravi; parliamo per esempio della pubblicazione di una foto brutta, in cui il soggetto si sente ridicolo ma che magari genitori o amici postano comunque ingenuamente, senza informare il proprio figlio che quando se ne accorge ne soffre e vive una situazione scomoda. Subire atti di vendetta, vedere calpestare la propria privacy, soprattutto se si parla di foto intime, porta la vittima a uno stato di sofferenza, di paura, di preoccupazione indicibile. La vittima vive così giornate in un perenne stato di ansia poiché il web è una piattaforma molto potente, ad alta penetranza, e la paura di non riuscire a cancellare questo sopruso è fondata. A tutto ciò aggiungiamo il pensiero di sapere che chiunque possa vedere e giudicare quelle foto particolari, la paura dei commenti delle persone, delle etichette che vengono facilmente incollate addosso. Senza dimenticare poi la possibilità di imbattersi in maniaci, violenti, pazzi che si cibano di queste leggerezze per i loro scopi poco etici. Sopportare tutto ciò, le crudeli parole della gente, gli sguardi accusatori delle persone, i giudizi crudeli, i sensi di colpa possono portare la vittima a commettere gesti estremi. Il senso di colpa è il sentimento che accompagna la vittima in tutto questo percorso doloroso. Bisogna imparare a tutelare se stessi e la propria dignità. Se ognuno prestasse maggiore attenzione alle proprie azioni, a cui corrispondono sempre delle reazioni, si eviterebbero tante brutture del mondo. Inoltre la cattiveria è un sentimento che dovrebbe cessare perché non porta alcun beneficio né alcuna soluzione.

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