Nel mondo di oggi internet rappresenta un modo sempre più utilizzato per la condivisione di foto, video e informazioni personali. Andando avanti con gli anni, però, viene usato da alcuni in maniera sbagliata, trascurando il male che potrebbero indurre alle altre persone.
Il termine revenge porn (pornovendetta) indica la condivisione pubblica di immagini o video intimi tramite Internet senza il consenso dell’interessato. La polizia postale lavora troppo lentamente e non ha strumenti sufficienti per fermare la diffusione. Una volta che un video o foto finisce in rete è molto difficile eliminarlo, poiché, resta negli hard disk degli altri. Per le vittime ci sono molti modi di affrontare un episodio simile: alcuni si fanno coraggio e affrontano la situazione; altri come succede spesso, si suicidano perché presi dallo stress e dalla depressione. Coloro che vivono in un piccolo paese, inoltre, devono sopportare i pregiudizi e le offese degli altri, più delle persone che vivono in città. Questo è dato dal fatto che nei paesi c’è minore afflusso di abitanti, perciò, tutti si conoscono tra di loro. La legge sul revenge porn, approvata dalla camera, prevede che ”chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e multa da 5.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o il video, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento”.

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