La locuzione di origine anglosassone “revenge porn”, o anche “revenge pornography”, associa la parola “vendetta” (revenge) a quella di pornografia, lasciando subito intendere l’uso distorto che viene fatto di immagini o video privati, a sfondo sessuale, che vengono diffusi sui social network o sul web a scopi vendicativi e senza il consenso della persona ritratta.

La nozione è ormai di uso tristemente comune, complice il moltiplicarsi di episodi di “vendetta porno” ai danni di innumerevoli vittime, uomini e prevalentemente donne, che si sono ritrovate violate nella loro sfera intima e hanno visto la propria immagine diffondersi in maniera “virale” senza averlo mai concesso o, addirittura, dopo essere state immortalate a loro insaputa.

Il fenomeno, purtroppo, ha visto una crescita esponenziale negli ultimi anni anche in Italia dove gli episodi di vendetta pornografica hanno talvolta assunto contorni drammatici, risolvendosi nella morte delle vittime, esasperate dalla situazione creatasi a seguito della diffusione dei propri video o scatti privati.

 In Italia si è iniziato a parlare di una proposta di legge che ne tutelasse le vittime solo dopo il caso di Tiziana Cantone, la donna originaria di Napoli che, a causa di alcuni video messi in rete contro la sua volontà, una vicenda che, nonostante la battaglia legale intrapresa a difesa del proprio diritto all’oblio, si è conclusa con il suicidio della vittima.

Giovedì 28 marzo 2019, la Camera dei deputati ha bocciato l’emendamento al decreto legge “Codice Rosso”, che avrebbe introdotto per la prima volta in Italia il reato di revenge porn, consentendo così di perseguire legalmente chi diffonde online foto intime dei propri ex partner o conoscenti senza la loro autorizzazione, con lo scopo di ferirli e danneggiarne la reputazione.

Nonostante la potenziale e difficilmente controllabile diffusività di video e immagini, anche in tempi piuttosto brevi, resta sempre consigliato contattare quanto prima le piattaforme in cui sono presenti i contenuti e chiederne la rimozione. I social network, in virtù della pericolosità e dei danni che il revenge porn è idoneo a procurare, hanno nel tempo dimostrato particolare sensibilità e adottato meccanismi ad hoc per intervenire il più prontamente ed efficacemente possibile.

Fortunatamente non mi è mai capitato di essere stata coinvolta in situazioni del genere, credo che essere vittima di questi atti vendicativi e violenti ti porta ad essere insicura di te stesso, sentirti deriso e non compreso.

Ho usato il termine “violenza” perché ritengo che essere violentati non riguarda solamente tagli, danni fisici, coltellate ma si può subire un colpo interno, nella mente e nel cuore, le quali ferite sono difficili da rimarginare.

Che cosa c’è di peggio di perdere la voglia di vivere, la voglia di affrontare la vita nonostante ogni ostacolo e combattere per noi stessi?

Si deve riuscire a trovare degli sproni per continuare anche dopo aver subito atti così brutali ma prima di questo è bene sensibilizzare fin da subito ogni persona per far sì che eventi così drastici non si presentino più.

La violenza infatti non è una forza ma è una debolezza che può solo distruggere, come citava Gandhi “la non violenza è l’arma dei forti”.

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