La distinzione fra leggi umane, intese come le regole dettate dalla coscienza, e leggi scritte, ossia le leggi vere e proprie, è una questione filosofica molto discussa nella società odierna. Qualora queste due vie non coincidano, bisogna rispettare le leggi imposte dallo Stato o fare ciò che noi riteniamo giusto? In uno Stato democratico, il codice penale viene scritto e modificato in base alla necessità e al volere del popolo, seppur non in maniera diretta. La stabilità della democrazia si fonda proprio sul rispetto delle leggi, considerate giuste perché derivano da un dibattito fra più persone in cui l’idea della maggioranza ha prevalso sulle altre. Detto questo però, la condivisione della stessa idea da parte di più individui non è sufficiente a garantire una validità morale; in altre parole, anche se tutti pensano una determinata cosa, non è detto che sia moralmente giusta. Tuttavia, volendo citare Karl Popper “la democrazia è l’unica forma di governo che consente ai propri cittadini di cambiare governanti senza spargimento di sangue”. Per questo motivo, è dovere dei cittadini rispettare sempre il codice civile e, qualora si ritenga che qualche legge sia ingiusta, bisogna promuovere il proprio pensiero seguendo le modalità dettate dalla legge. Se tutti decidessero di violare la legge, anche per compiere azioni a fin di bene, la società rischierebbe di entrare in una condizione di anarchia, nella quale ogni individuo è legittimato a fare ciò che ritiene giusto. Sono dunque le leggi scritte le prime a dover essere rispettate e bisogna seguire le leggi umane solo nel caso in cui non vadano contro la giurisdizione dello Stato.

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