Krajewski, elemosiniere di Sua Santità, è ora sotto accusa per aver riportato abusivamente, calandosi nel tombino e rimuovendo i sigilli, la corrente in un condominio occupato vicino San Giovanni in Laterano. Il caritatevole gesto del cardinale, mosso dalla volontà di aiutare le 420 persone risiedenti nello stabile, tra cui malati e 98 bambini, ha inaspettatamente innalzato un polverone: giunte a galla sono state le numerose bollette non pagate dagli occupanti da sei anni e che ammontano ad un totale di 319mila ero attualmente non ancora saldati, nonostante lo stesso Krajewki si sia offerto di elargire. Scisso è il pensiero popolare: chi appoggia l’elemosiniere, considerando la sua azione profondamente umana la quale non dovrebbe essere condannata, si oppone a coloro convinti che, essendo la legge uguale per tutti, la corrente, in questo caso, dovrebbe essere esclusiva di chi paga le tasse. Senza dubbio, il cardinale è stato mosso da un principio etico; impossibile è, infatti, poter lasciare più di un centinaio di persone senza elettricità per giorni. Nonostante la violazione della legge potrebbe essere giustificata se salvaguardati sono stati i beni primari della persona, non si può discutere, d’altro canto, su una norma che, almeno apparentemente, è giusta: l’elettricità sarebbe stata ripristinata al conseguire del pagamento delle tasse. Il gesto di Krajeski ha messo in luce una critica nei confronti della società che sorge spontanea: il deficit dello Stato nel mancante aiuto verso i più deboli. Il cardinale, nonostante la sua stessa azione gli si sia ritorta contro, ha favorito persone la cui esistenza, senza corrente, sarebbe stata invivibile; gesto non incline a qualsiasi conflitto di interessi al contrario della legge che, molto spesso, si basa su un bilanciamento di affari contrapposti. Così come Krajeski si è assunto la responsabilità dell’atto illegale da lui commesso autodenunciandosi, lo Stato dovrebbe assumersi la responsabilità di aiutare i più bisognosi. Un’azione mossa dall’etica e dall’umanità, a volte, può giustificare la legge.

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