Come sempre accade prima delle elezioni, questa volta le Europee, accade l’inaspettato. A denunciare il problema della povertà e delle disumane condizioni di vita in cui vivono parecchi abitanti del nostro Paese non ci ha però pensato un uomo politico, ma un esponente del clero, il cardinal Krajewski. E non si è affatto limitato alla semplice denuncia dello stato di difficoltà, ma ha anche agito. Don Corrado, questo è il nome dell'”elemosiniere del Vaticano”, come è stato ribattezzato, si è travestito da elettricista e ha ridato la luce a un intero edificio abitato da più di 400 persone nel quartiere Esquilino, a Roma, che era stato privato dallo Stato dell’energia elettrica per il mancato pagamento delle bollette.

Il gesto, benché umanamente esemplare, non ha suscitato una reazione altrettanto positiva nel mondo politico e giudiziario. È stato aperto un processo, l’impresa del cardinale deve, per molti, essere considerata illegale. Certamente non è la prima volta che la Chiesa si intromette in questioni di competenza civile. Per anni si è combattuto perché la sfera religiosa fosse totalmente separata da quella politica, e così deve restare. Il Vaticano tende, com’è giusto che accada, a osservare soltanto l’aspetto più umanitario e spirituale della vita quotidiana e non a quello economico; lo Stato è l’unico con le conoscenze e le competenze necessarie per occuparsi di problemi di questo tipo. Se tutti coloro che hanno difficoltà ricevessero una dispensa papale per non pagare le tasse, il Paese andrebbe a rotoli. Se la Chiesa, che comunque non si è schierata in modo massiccio e convinto in difesa del proprio funzionario, è intenzionata a difendere fino in fondo i diritti degli oppressi, se ne prenda totalmente la responsabilità e si occupi di pagare i non pochi arretrati, 300000 euro, che i condomini dovevano al Paese. In caso contrario, i suoi comportamenti devono essere considerati illegali e processati, benché motivati da ragioni profondamente fondate dal punto di vista morale, perché minaccia stessa per la legge e democrazia. A ciascuno il suo.

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