In un mondo in cui siamo sempre più bombardati da informazioni non filtrate e dove più nessuno firma i propri scritti prendendosene la responsabilità, sentendosi per questo libero di divulgare informazioni senza verifica e frequentemente senza fondamento solo perché protetto dall’anonimato che internet può garantire, diventa sempre più difficile capire dove si possano trovare fonti affidabili e dove invece si celi la falsità. È proprio in contesti come questi che proliferano le fakenews, termine inglese per indicare notizie false che si diffondono incontrollate sui social ed anche a volte, purtroppo, per vie più ufficiali. Oggigiorno tutti conoscono questo termine in quanto non è un problema circoscritto in poche aree del mondo, ma, anzi, grazie ad internet che permette uno scambio di informazioni immediato con tutto il globo, è un fenomeno dilagante in tutto il pianeta. Le fakenews raggiungono migliaia se non milioni di persone in pochissimo tempo grazie al web, rendendo così anche il più repentino degli interventi troppo tardivo per smentire la notizia a cui moltissime persone hanno già creduto, in quanto come dice De Kerckhove: “Non ci sono abbastanza persone per verificare quante presunte verità vengono diffuse continuamente in questa era di digitalizzazione”.  Eppure, nonostante la gravità della cosa, questa non è che la superficie. Esiste difatti un altro modo di diffondere notizie false, più subdolo e difficile da smascherare, il deepfake. Il deepfake è possibile a causa di un algoritmo di intelligenza artificiale per la sintesi di immagini umane che viene usato per combinare e sovrapporre immagini e video su immagini o video di origine che va a generare così un video completamente falso ma molto realistico. Talmente realistico che spesso è molto difficile dire quale sia un video reale ed uno fake. Gli usi disonesti di questa pratica sono molteplici e in molti purtroppo possono confezionare questi video poiché i costi sono ormai abbastanza bassi e non sono troppo difficili da realizzare. Uno studio dell’azienda Deeptrace, specializzata nello scovare questo tipo di video, afferma che la maggior parte dei deepfake sono filmati che vanno ad umiliare persone famose mettendone la faccia, molto più di donne famose che di uomini, in video hard che poi vengono diffusi nei social e sono molto difficili da estirpare, in quanto, anche se chi lo ha pubblicato lo eliminasse, rimarrebbe sempre nei dispositivi di chi quel file lo ha scaricato. Deeptrace afferma anche che i deepfake politici sono una piccola minoranza rispetto a quelli pornografici; eppure sono quelli che più spaventano, tanto che in Italia non se ne era quasi mai sentito parlare, nonostante i primi casi riguardassero l’autunno del 2017, prima che ad essere preso di mira non fosse stato il nostro ex premier Renzi. Nel video l’ex segretario del PD insultava i suoi precedenti compagni di partito e motivava la sua uscita dal Partito Democratico e solo dopo un po’ di tempo la falsità è stata definitamente conclamata. Stiamo assaporando solo adesso ciò che negli USA ha già diversi casi, come ad esempio l’ex presidente Obama che sosteneva il Presidente in carica Donald Trump, cosa alquanto improbabile dato lo scontro perenne che c’è tra democratici e repubblicani in America, oppure il plurimiliardario Zuckerberg che in un altro video fake dichiarava di essere in grado di prevedere il futuro grazie alle numerose informazioni in suo possesso dategli dai grandi social network di sua proprietà. La domanda che però sorge spontanea è: internet dichiara sempre il falso? Ed è l’unica fonte di informazione che soffre di questo problema? Sul web è senza dubbio più semplice trovare fonti non affidabili, perché ogni persona, anche senza alcun titolo, può esprimere la propria opinione. Ciò non può significare però che tutto ciò che provenga da internet o in generale da fonti non istituzionalizzate sia necessariamente falso. Non vi è motivo per avere simili pregiudizi, perché anche se ci sono alcune fonti che non hanno basi altre invece si informano e danno notizie assolutamente vere. Internet è una fonte più vasta, è dunque più statisticamente probabile che vi si trovino errori, ma queste cose possono avvenire in tutte le tipologie di fonti, anche se alcune fanno più scalpore di altre. Personalmente ritengo che il problema delle false informazioni abbia una radice più profonda e radicata nel tessuto sociale odierno. Trovo infatti preoccupante che negli ultimi tempi si sia dovuto introdurre una nuova terminologia per esprimere un concetto inquietante; si è creata dal nulla la parola Post verità, che secondo la definizione della Treccani sarebbe un’“Argomentazione, caratterizzata da un forte appello all’emotività, che basandosi su credenze diffuse e non su fatti verificati tende a essere accettata come veritiera, influenzando l’opinione pubblica” o ancora peggio su wikipedia  “ traduzione dell’inglese post-truth, indica quella condizione secondo cui, in una discussione relativa a un fatto o una notizia, la verità viene considerata una questione di secondaria importanza.” Com’è possibile che la verità passi in secondo luogo su questioni ufficiali e che venga influenzata da fatti emotivi quando la sua definizione, sempre data dalla Treccani, è:” Carattere di ciò che è vero, conformità o coerenza a principî dati o a una realtà obiettiva.”  Ha dunque senso preoccuparsi di Fakenews in un mondo che contempla la post verità come una possibilità accettata? Non sono forse l’inevitabile conseguenza di un’abitudine ormai conclamata dei mezzi d’informazione di qualsiasi livello di manipolare a proprio piacimento la verità piuttosto che un doloso e sporadico tentativo di depistaggio? Fatte queste considerazioni ritengo sia assolutamente necessario verificare ogni informazione di cui veniamo in possesso, qualunque sia la fonte dalla quale provengano.

0
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2019 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account