Molti dei cervelli in fuga italiani sono ricercatori ed accademici.  Ma non solo. C’è anche chi ha deciso di lasciare l’Italia semplicemente per trovare migliori opportunità di lavoro e compensi più alti. Quello che li accomuna, però, è l’esigenza di vivere dove merito e competenza sono valorizzati, a scapito di raccomandazioni e burocrazia. A parità di condizioni, un laureato italiano all’estero ha migliori prospettive di lavoro.
Qualche tempo fa alla TV intervistavano un medico, italiano laureato in Italia, che in Inghilterra percepiva un lauto compenso ed era a capo di una struttura, se non ricordo male, di una ventina di persone. Questo stesso medico in Italia avrebbe percepito un compenso molto più basso, circa tre quarti e sarebbe stato un precario.
C’è anche chi è emigrato non  tanto per mancanza di opportunità, ma perché voleva avvicinarsi ai migliori nel proprio settore e l’avrebbe fatto con o senza la crisi; chi è emigrato per reagire ad un senso di immobilità e per ritrovare passione e vigore nel proprio lavoro; chi per un percorso di ricerca personale dopo l’università.
Alcuni ragazzi sostengono che la loro non è una “fuga” ma una scelta di studio, di lavoro, d’amore: vanno all’estero non perché l’Italia non piaccia, ma per curiosità, per mettersi alla prova e per inseguire i propri sogni.
La mobilità, secondo alcuni, è un semplice riflesso della globalizzazione: per loro l’Europa non è solo un concetto ma è un’opportunità. Ecco perciò che da tutte le regioni d’Italia, incluse quelle ricche del centro-nord, partono giovani, prevalentemente per l’Europa ma non solo, per soddisfare quel loro desiderio di vita migliore.
Il sud continua ad essere l’area più a rischio perché le regioni meridionali stanno subendo un ulteriore impoverimento per l’emigrazione delle loro risorse umane più giovani e preparate.
In Italia infatti sono in molti a dire che bisogna “premiare il merito”, ma quando poi c’è l’occasione non sempre si fa.
Qualche giorno fa alla TV si raccontava la storia di una ragazza esperta in sicurezza informatica, che presentatasi per un posto di lavoro venne quasi derisa dai selezionatori, i quali pensavano fosse uno scherzo. Certo, per lei, c’è anche l’aggravante: è una donna.
Non c’è solo un problema oggettivo in Italia, c’è anche un problema di mentalità: a Guglielmo Marconi che spiegava l’esistenza delle onde radio, venne risposto che quella cosa poteva andar bene come gioco per bambini. La lungimiranza non è da tutti! Sarebbe invece necessario
che le eccellenze venissero giustamente riconosciute e non penalizzate per la modesta capacità di previsione di coloro che dovrebbero incentivarle. L’incapacità di fare previsioni a medio e lungo termine specialmente nel settore delle risorse umane può avere un prezzo troppo alto da pagare per un Paese come il nostro.

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