La prima domanda che ci viene in mente è “perché non restano in Italia?” Le scuole italiane ad oggi preparano quasi alla perfezione ragazzi che, nonostante ciò, vanno poi a lavorare all’estero.
Cause principali probabilmente sono gli stipendi bassi e la scarsa disponibilità di lavoro. I vari politici a capo dell’Italia continuano a chiedersi il perché di questa situazione, senza pensare alla motivazione più ovvia: in Italia c’è poco lavoro. In Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Emilia Romagna e in Trentino la situazione è la seguente: più di 260 mila giovani laureati sono espatriati da queste regioni che trainano l’economia italiana. Per formarli sono stati spesi 42,8 miliardi di euro e oggi non lavorano nella nostra nazione. Un esempio nella mia famiglia è quello di mia cugina, diplomata al liceo classico e laureata in scienze diplomatiche. Non trovando un lavoro adatto alle sue aspettative e con un buon stipendio, ha deciso di trasferirsi in Spagna dove ha lavorato per molti anni come ricercatrice. Negli ultimi anni ha viaggiato molto in tutto il mondo lavorando in diversi stati, ma mai in Italia.
Per quanto riguarda le università italiane, le borse di studio, ad esempio nel dottorato di ricerca, sono molto inferiori a quelle degli altri paesi quindi molti ragazzi preferiscono andare a studiare all’estero.
Invece per i già laureati la statistica dice che dal 1996 al 1999 l’Italia ha perso 12000 cervelli. Ad oggi il numero è cresciuto ancora di più. Dal 2010 è cresciuta anche la fuga degli informatici, diretti principalmente nel Regno Unito, in Irlanda e in Polonia.
I governi italiani hanno tentato di trattenere o far rientrare molte menti italiane. Nel 2001 si creò un programma chiamato “Rientro dei Cervelli” per i ricercatori che si trovavano all’estero da almeno tre anni. Il provvedimento però non ebbe molto successo, poiché tornarono in Italia sono 466 ricercatori su 50000. Nel corso degli anni successivi si provarono altri programmi, ma neanche quelli furono molto efficaci.
Fortunatamente non siamo il paese con maggiori cervelli emigrati: la Germania nel 2014 ha contato 148000 tedeschi emigrati. Questo però non significa che non dobbiamo preoccuparci perché l’Italia garantisce ottime scuole rispetto ad altre nazioni. C’è da considerare anche il fatto che molti giovani espatriano perché hanno voglia di visitare una nazione diversa, migliorare la propria cultura e la capacità di parlare e capire una determinata lingua.
I dati però parlano chiaro: sono troppi gli italiani che emigrano dall’Italia.
La scelta sta ai politici: lasciar emigrare altri italiani o prendere provvedimenti più seri ed efficaci?

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