La fuga dei cervelli, o fuga delle menti, è un fenomeno che, purtroppo, si sta manifestando sempre di più all’interno del nostro Paese. Protagonisti di questo “evento” sono giovani appena laureati, con capacità intellettive straordinarie i quali, tuttavia, non riescono a trovare lavoro o non vengono ben retribuiti. Decidono così di lasciare l’Italia e di partire all’estero, con l’augurio di trovare buone opportunità di lavoro e di condurre un tenore di vita abbastanza alto. Nel 2015, il numero dei cervelli italiani trasferiti in altri Paesi era di circa 107.000; nel 2016 ammontava a 50.000 e nel 2017, invece, a 28.000. Sono dati che dovrebbero far riflettere l’Italia, dovrebbero portarla a porsi il perchè di questa “fuga” e a trovare delle soluzioni efficienti che facciano diminuire sempre di più il numero di emigranti. Bisogna investire di più sui giovani, sulla loro formazione,e non lo dico perchè sono un ragazzo, ma perchè i numeri parlano chiaro: se si continua così, l’Italia cadrà in rovina più di quanto non lo sia già. Ormai si parla solo di politica: Renzi qua, Salvini e Di Maio là, Conte lì, Berlusconi qui. Ma se i giovani, e vale a dire il futuro dell’Italia, sta andando via, a chi e a che cosa servirà questa politica di cui tutti parlano, di cui sono pieni i giornali e le televisioni? A chi serviranno tutte le leggi di cui si è discusso tanto per anni? A cosa servirà votare il nuovo Presidente del Consiglio? Senza i giovani non c’è futuro, questa è la triste verità, e nessuno sta facendo nulla per cambiarla.

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