Allontanamento volontario di intellettuali e ricercatori dal proprio Paese per cercare un lavoro adeguato: a questo corrisponde la cosiddetta “fuga di cervelli” che affligge anche l’Italia. Ma perché un ricercatore, per fare carriera, è disposto a lasciare la famiglia d’origine per trasferirsi in un paese straniero, con una lingua e una cultura diversa?Viene da chiederselo, dato che il nostro percorso scolastico è considerato molto buono dagli altri stati e le nostre università si piazzano mediamente bene nelle classifiche europee e mondiali.
In primo luogo, in Italia i luoghi adibiti alla ricerca sono pochi e spesso inadeguati, con grandi differenze tra Nord e Sud Italia.
Un secondo elemento, molto importante, è rappresentato dal fatto che nel nostro Paese gli stipendi dei ricercatori sono bassissimi, anche nelle posizioni ritenute più prestigiose, tanto da non garantire neppure una vita dignitosa, quindi molti sono costretti ad accettare posti di lavoro all’estero. I soldi sono sempre più un problema, che si parli di scuola, di ricerca o di sanità: é il caso, ad esempio, di una ricercatrice italiana, recentemente intervistata, che da anni vive in Germania, ma desidererebbe tornare nel nostro paese. Avrebbe volentieri accettato il posto di lavoro offertole in un’università italiana….. se la paga non fosse stata di 999 euro, una cifra nettamente inferiore a quella guadagnata all’estero! La stessa ricercatrice sottolinea poi il fatto che in Italia, anche per comprare una penna per il laboratorio, si debbano compilare carte su carte e inserire più volte i dati e le motivazioni dell’acquisto: ecco un terzo motivo che invoglia a fuggire all’estero, l’eccesso di burocrazia.
A questi vari motivi ci sarebbe una soluzione, se solo la politica intervenisse in maniera efficace.
Risolvere i primi due problemi richiederebbe di aumentare i fondi per la ricerca, cercando anche investitori privati, italiani e non, che potrebbero essere molto d’aiuto, perchè evidentemente lo Stato da solo non ci può riuscire. Questo sistema si potrebbe applicare anche alla sanità e alle scuole di ogni ordine e grado.
Per affrontare il terzo problema, si dovrebbe snellire la burocrazia e semplificare le pratiche, perché spesso, e non solo nella ricerca, gli utenti fanno molta fatica a trovare uffici e segreterie dove consegnare moduli e richieste varie. É vero che da alcuni anni sono stati introdotti i documenti digitali e i siti dove prenotare visite e inviare moduli, che dovrebbero velocizzare tutta la procedura, ma aiutano solo in parte perché, spesso, individuare siti, link, moduli e inviare mail è molto più lungo e complicato che trovare uffici e segreterie.
Molti problemi relativi alla fuga di cervelli sarebbero in fondo risolvibili, con un po’ di quella dedizione e di quell’impegno che tanti ricercatori e ricercatrici sarebbero ben felici di spendere nel proprio Paese.

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