“L’uomo è ciò che mangia” è una frase formulata da Ludwig Feuerbach (filosofo tedesco del XIX sec.) che fa capire a pieno l’importanza del cibo nella nostra vita quotidiana. Infatti, quando si cucina un piatto, lo si fa principalmente per nutrirsi, ma anche per vivere meglio (infatti una buona alimentazione comporta diversi benefici alla salute). Purtroppo però un problema che negli ultimi anni si sta cercando di ridurre è lo spreco alimentare: con questa formula si intendono tutti quegli alimenti che, una volta acquistati, non vengono consumati e di conseguenza buttati nella spazzatura.  In un mondo dove si parla di aumentare la produzione alimentare del 60-70% per nutrire una popolazione che continua a crescere, terrificanti sono le cifre legate alle quantità di cibo buttato: in Europa si sprecano, in media, circa 180 kg di cibo pro-capite all’anno. Il triste primato è detenuto dall’Olanda con 579 Kg, mentre il Paese con meno spreco risulta essere la Grecia con 44Kg. L’Italia, con i suoi 149 kg pro-capite l’anno, si posiziona circa a metà classifica. Nell’ultimo decennio in particolare molti sviluppatori hanno messo online diverse applicazioni che permettono di evitare che ci siano eccedenze. Un esempio di programmi fin’ora descritti è lapplicazione per smartphone “Too good to go” che permette ai ristoranti e ai bar di mettere in vendita a prezzi ridotti (dai 2 ai 6 euro) il cibo invenduto a fine giornata. Rimedi a livello domestico per ridurre la quantità di cibo da buttare, come viene suggerito anche dall’EPA, è riempire il carrello della spesa con alimenti che realmente servono. Il secondo pilastro anti-spreco è rappresentato dalla corretta conservazione del cibo: una dispensa ben ordinata permette di limitare le “dimenticanze” di alimenti in angoli poco visibili, mentre le corrette regole di conservazione consentono di mantenere i cibi freschi commestibili più a lungo.

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