Per spreco alimentare si intende generalmente quella parte di cibo che viene acquistata ma non consumata e che, quindi, finisce nella spazzatura.

Secondo uno studio condotto dalla FAO tra l’agosto del 2010 e il novembre del 2011, ogni anno nel mondo vengono sprecati 1,3 miliardi di tonnellate di cibo di cui l’80% ancora consumabile. Ovviamente la parte più grande di questo fenomeno riguarda paesi industrializzati dove il numero di tonnellate di cibo sprecato all’anno arriva a 222 milioni: un numero che sarebbe sufficiente a sfamare la popolazione dell’Africa Subsahariana.

Anche l’Italia si inserisce come protagonista in questo problema: nel nostro paese tra i prodotti più sprecati a livello domestico abbiamo pesce, carne, pasta e pane, uova, carne, latticini e prodotti ortofrutticoli. Lo spreco economico arriva in media 450 euro all’anno in ogni famiglia, che porta come numero finale a 12 miliardi di euro all’anno (e parliamo solo dell’ambito domestico).

In realtà ci sono tre fasi in cui si spreca cibo: il momento in cui si produce (quindi sia lo spreco nella fase di raccolta che lo spreco durante l’immagazzinamento e il trasporto), il momento in cui i prodotti primi vengono trasformati in prodotti industriali (vengono scartati tantissimi prodotti che sono definiti “invenduti” perché potrebbero non essere graditi dai clienti) e infine la fase del consumo (sia in ambito domestico che della ristorazione).

Le cause del consumo domestico sono il fatto che spesso le persone tendono a servire porzioni troppo abbondanti (questo avviene anche nell’ambito delle mense in cui gli studenti lasciano sempre nel piatto una quantità minima di cibo che viene poi buttata), il fatto che non tutti rispettano le corrette indicazioni per la conservazione del cibo, il fatto che le date di scadenza sono spesso troppo rigide, ma anche le cattive abitudini di spesa (si tende a comprare troppo e a non consumare tutto, facendo scadere alcuni prodotti).

Ci sono alcune iniziative che hanno come scopo quello di ridurre gli sprechi alimentari, ma anche quello di recuperare e riciclare cibo: ci sono anche molte organizzazioni spontanee di cittadini che nel loro piccolo vogliono contribuire, come quella di 100 studenti siciliani che il 29 ottobre si sfideranno in un “Innovation camp” per trovare la migliore idea sull’innovazione digitale che punta alla lotta contro lo spreco alimentare.

 

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