Sappiamo distinguere il necessario dal contingente?

Abbiamo bisogno di reinventare la nostra vita intorno a nuovi principi, uno di questo dovrebbe essere la maturità nell’abolizione del superfluo e nell’essere sobri.

Un altro aspetto fondamentale è la trasparenza, come definisce Daniel Goleman “trasparenza radicale” ovvero l’atteggiamento attraverso il quale riusciamo a fare del bene all’economia, all’ambiente e alle persone.

Lo spreco alimentare in Italia ammonta al 3% del PIL, la complessità dei processi dinamici alla base dello spreco impone un disperato bisogno di riconsiderare le relazioni economiche e i valori sociali alla luce della sostenibilità e della eco-efficienza, è quindi necessario procedere verso una società più etica ed ecologica.

Una delle ragioni principali dello spreco è la crescente distanza tra i luoghi dove si produce il cibo e quelli in cui lo si consuma, mentre in passato, molte persone producevano il proprio cibo, ora i prodotti che costituiscono il nostro pasto provengono da diversi luoghi del mondo. Gli agricoltori, l’industria della trasformazione, il settore del marketing, il trasporto, i commercianti, i supermercati, ed i consumatori sono tutti coinvolti. Lo spreco è un fallimento del mercato e della politica, così come una questione di educazione e sensibilizzazione, che non va trascurato. Lo spreco alimentare può diventare una risorsa e un’opportunità: riutilizzare e riciclare dovrebbero diventare le nuove parole chiave del 21 ° secolo. Dobbiamo spostare l’attenzione dalla quantità alla qualità, dai bisogni indotti alle necessità reali, tenendo presente che ogni nostra azione e quindi anche le nostre scelte alimentari, hanno impatti ambientali, economici e nutrizionali.

La società sempre più consumistica ma a fronte dei miliardi di tonnellate di cibo gettato nella spazzatura, ci sono moltissime persone nel mondo che non hanno accesso a sufficienti risorse alimentari e questo è un dato allarmante che dovrebbe farci riflettere.

Le forti emissioni di CO2 (gas a effetto serra) hanno un impatto nefasto sul clima, incrementando i cambiamenti climatici che tutti temono.

Gli studi affermano che il cambiamento climatico può ridurre la produttività agricola, diminuendo così la disponibilità alimentare globale, ad avere la peggio sarebbero le popolazioni più povere e le famiglie che basano il proprio reddito sulle colture, l’allevamento del bestiame e la pesca.

Un vero e proprio circolo vizioso: da un lato si spreca il cibo, dall’altro, lo spreco alimentare produce gas serra che mina la stessa produttività alimentare facendo crescere gli sforzi per la produzione di alimenti.

Manca infatti l’equilibrio, aspetto che è importante per la vita di ognuno di noi che è cittadino del mondo, è quindi opportuno dedicare del tempo alla sensibilizzazione e al confronto con gli altri per affrontare il problema.

È stata istituita la Giornata Nazionale contro lo spreco alimentare dal Ministero dell’Ambiente nel 2013, non solo per recuperare lo spreco alimentare prodotto dagli italiani ma soprattutto per prevenirlo, quella che si celebra il 5 febbraio di ogni anno è la Giornata di prevenzione dello spreco alimentare in Italia.

L’attenzione riguardo lo spreco dovrebbe occupare uno dei primi posti durante le nostre giornate perché questa si tradurrà poi come attenzione nei confronti del mondo.

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