Secondo un recente studio condotto dalla FAO (cioè l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), intitolato Global Food Losses and Food Waste, tra l’agosto del 2010 ed il gennaio del 2011, ogni anno, nel mondo, vengono sprecati circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo di cui l’80% ancora consumabile.

La colpa non è solo della grande distribuzione, delle compagnie agricole o delle semplici istituzioni come le scuole e gli ospedali; ma il problema principale siamo noi perché oltre la metà (il 54% secondo i dati Fao del 2018) del cibo viene sprecato nelle nostre case.

 

Uno spreco inaccettabile soprattutto se si considera che tutto il cibo sprecato basterebbe a sfamare circa 2 miliardi di persone, e che tutta quella perdita corrisponde a circa 24,5 milioni di tonnellate di CO2 (secondo i dati della Coldiretti).

 

Questi dati sono stati diffusi in occasione della 6^ Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare (5 febbraio 2019), nella sede FAO di Roma.

 

Dobbiamo tenere a mente che nella scorsa legislatura europea, all’interno del pacchetto sull’economia circolare, sono già state inserite, per la prima volta, misure obbligatorie di prevenzione. Più precisamente, dice il Parlamento, la Commissione Europea dovrà valutare entro il 2023 la possibilità di ridurre del 50% lo spreco alimentare entro il 2030.

 

Per risolvere il problema dello spreco alimentare sono state individuate altre due soluzioni. La prima è quella dell’educazione alimentare nelle mense scolastiche, decisiva secondo sette italiani su dieci, ma ancora poco praticata nel nostro Paese, dove l’idea di fare la spesa una volta al giorno prendendo solo il necessario non è molto diffusa. Oppure chiedere di portare a casa il cibo avanzato quando si va in un ristorante, cioè la doggybag (la chiede solo un italiano su tre). 

 

Nonostante ciò, dove non arriva il comportamento umano arriva la tecnologia.

Per esempio, l’Associazione Banco Alimentare ha sviluppato un’app (chiamata “Bring the Food”) che permette di mettere in contatto i distributori con le Onlus di volontariato per dare a queste ultime le eccedenze di cibo o ciò che sta per scadere.

Mentre in Italia non è ancora arrivato il software ideato dalla start up londinese Winnow Solutions. Un dispositivo attaccato ai bidoni della spazzatura di ristoranti e supermercati che segnala quali alimenti sono stati buttati nel cestino. Con i dati raccolti i manager della grande distribuzione e gli chef possono capire quanto cibo serve veramente ai loro clienti così da ridurre gli sprechi. La start up di Chicago Ovie ha messo da poco in commercio degli Smarterware, contenitori intelligenti che monitorano la deperibilità del cibo e segnalano quando stanno per scadere, cambiando colore da verde a giallo fino a rosso.

L’ultima arrivata è l’app danese  “Too good to go”(cioè “ troppo buono per essere buttato”), scaricata da otto milioni di utenti in nove Paesi. L’app permette ai gestori di ristoranti, bar, forni e supermercati di vendere online una Magic box, ovvero un sacchetto con una selezione delle proprie eccedenze considerate invedibili ma in realtà ancora commestibili. 

 

Come si può notare, il mondo intero si sta abilitando per ridurre lo spreco alimentare, dalle grandi industrie ai singoli cittadini.

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