Matricola 75190, una super donna, che ha saputo reagire con coraggio

ad un orrore: “Non capivo dove mi avessero portato”; “I lager nazisti

erano isole circondate che nessuno ha mai denunciato”.

Liliana Segre è l’unica italiana ancora in vita sopravvissuta ad Auschwitz.

Fu deportata nei campi di concentramento all’età di tredici anni. Con

lei, in quell’inferno arrivarono altri 776 bambini italiani e ne

uscirono vivi solo 25.

Nel 2018 il Presidente Mattarella l’ha nominata senatrice a vita della

Repubblica Italiana.

Nacque a Milano da una famiglia ebraica, perse presto la mamma e

furono i nonni con il papà a crescerla.

La consapevolezza di essere ebrea la ebbe solo con le leggi razziali

che la fecero espellere dalla scuola a soli 8 anni e nel 1944 la

deportazione dal binario 21 della Stazione di Milano Centrale, per

Auschwitz.

Venne separata dal padre che non rivide mai più e messa a lavorare in

una fabbrica di munizioni.

Venne liberata nel 1945 dall’Armata Rossa. Per anni non ha parlato di

quel terribile dolore, ma poi ha capito che “la memoria è l’unico

vaccino contro l’indifferenza”.

A 89 anni, Liliana Segre dopo aver visto con i propri occhi le torture

di Auschwitz è costretta a vivere sotto scorta per le offese

antisemite che riceve quotidianamente sui social.

“La prima libertà è quella dall’odio. Finchè avrò la forza continuerò

a raccontare la follia del razzismo”.

Liliana Segre non è dotata di poteri soprannaturali come quelli dei

supereroi, ma ha quel numero, il 75190, che è dentro di lei e non si

cancella.

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