9 novembre del 1989,una delle date più importanti della storia, poiché in quel preciso giorno avvenne un evento che segnò la storia, la caduta del muro di Berlino. La cinta muraria appena citata, simbolo della guerra fredda, era stata eretta nel giro di una sola notte al fine di dividere rigidamente la grande capitale in due parti, Berlino Est, quella che poi ebbe più difficoltà, sotto la severa influenza marxista sovietica, e Berlino Ovest, quella più agiata, controllata capillarmente dal capitalismo statunitense. Come Berlino, possiamo dire che l’intero globo era severamente diviso, con o senza muri, nelle due sfere d’influenza sopracitate. Con la sua caduta, che consentì la riapertura delle frontiere e finalmente l’unità di Berlino, o meglio, del suo popolo, verrà per sempre ricordata, non ci sono dubbi, ma purtroppo ancora oggi, nonostante non ci siano delle guerre troppo influenti, ancora 40.000 km -pari alla circonferenza globale- di barriere artificiali. Le più importanti e discusse sono: il muro fra Stati Uniti e Messico; quello fra Ungheria e Serbia, e quello fra Gasa e Israele, seguiti da tanti altri di minore rilevanza, ma che comunque sono ancora in piedi, e simboleggiano moralmente come l’uomo, dopo tanto tempo, si ostini ad ergere muri anziché abbatterli in favore di un popolo globale unito. Dal mio punto di vista posso esprimere con tranquillità il mio pensiero sul fatto che i muri siano una cosa inutile, forse anche un paradosso se confrontati con l’evoluzione raggiunta della nel 21esimo secolo. I muri sono il simbolo dell’oppressione e l’opposto assoluto dell’unità fra popoli, ma anche laddove non vi è traccia di guerra i poteri forti preferiscono isolare l’ipotetico popolo che considerano nemico attraverso queste orribili e imponenti cinte murarie costruite con i più vari materiali, che separano rendono lontani due popoli così vicini.

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