Il 13 Agosto del 1961, durante il periodo della guerra fredda, la repubblica democratica tedesca, iniziò a costruire un muro che aveva la finalità di separare la parte Ovest di Berlino, gestita dalle forze americane, francesi e britanniche, da quella est, controllata dai sovietici. Questi 140 Km di Cortina di ferro, servì a evitare l’emigrazione dai paesi della devastata URSS, separando concettualmente e politicamente l’Europa occidentale . Fortunatamente nel 9 novembre 1989 venne abbattuto definitivamente. Il popolo tedesco si riunificò e le barriere vennero aperte anche se quel periodo non verrà mai dimenticato per quante difficoltà ha portato. Questa caduta però non ha stimolato l’emulazione all’abbattimento di tutti gli altri muri recenti in vari nazioni , sul nostro pianeta. Quasi 40 mila km di circonferenza di barriere sono presenti tutt’oggi, tanti nella storia dell’umanità per tenere le persone fuori o per tenere le persone dentro. Infatti è cambiata la loro funzione, se in passato servivano a difendere i territori da invasioni e pericoli esterni o per definire i confini, oggi uno degli obiettivi principali è invece il controllo e il disincentivo dell’immigrazione. Nell’era della globalizzazione costruire fisicamente muri e recinzioni, è una realtà che si scontra nettamente con l’idea di non avere confini e di essere collegati e in comunicazione senza barriere. Penso che nessuno di questi muri sia invalicabile, è solo una copertura alla paura umana che ha un costo elevatissimo per manutenzione e un orribile impatto ambientale, senza contare le vite umane immolate. Ricordiamo tra questi muri, quello voluto da Donlad Trump, attuale presidente statunitense, che divide il Messico dagli USA, quello tra Serbia e Ungheria e tra Israele e Gasa. Questo va a simboleggiare che l’uomo, invece di abbattere barriere che dividono l’unità globale, le innalza per proteggere il proprio egoismo. A parer mio questi muri sono più dei limiti mentali, che altro, che precludono prospettive al miglioramento culturale e morale con la conseguente apertura, facendo scendere l’umanità verso il degrado e la chiusura.

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