Associamo il termine “muro” ad un elemento di separazione, ad un “al di là” ignoto e diverso.  Tutto il mondo è sempre stato diviso. È sempre stato diviso in muri terrestri, ovvero gli stati, in muri marittimi, dai fiumi, ai mari e agli oceani, in muri naturali, come le montagne, in muri fisici, ad esempio il muro di Berlino, del Messico o quello di Israele e infine in muri psicologici, ovvero quelle che caratterizzano ognuno di noi. Oggi, più che mai, siamo divisi da questi muri o frontiere. Frontiere che per anni, e tuttora, bloccano il passaggio a coloro i quali fuggono dalla miseria, dalla guerra, dal male e separano stati in modo da dividere i “giusti” dagli “sbagliati”. Frontiere che tengono lontani i nostri pensieri perché spaventati di quello che possono trovare dall’altra parte. Frontiere che ci sembrano invalicabili e indistruttibili.

Con l’abbattimento del muro di Berlino, che divideva in due la Germania, abbiamo sperato in un nuovo mondo, in un mondo più unito, ma invece sono sempre di più i muri in costruzione. Muri che includono e escludono. Infatti, intorno a noi sono più di 70 i muri fisici, terrestri, marittimi, naturali e 7 miliardi sono quelli psicologici.

Ci nascondiamo tutti dietro un muro, un muro che racchiude con noi le nostre insicurezze, paure e pensieri. Un muro che ci sembra invalicabile, ma che in realtà è facile da abbattere. È facile perché con questi mattoni del muro potremmo creare un ponte, per riuscire a convivere con gli altri, ma non sempre ci si riesce.  Varcare la soglia, varcare la frontiera, varcare il muro, non significa più solo un nuovo inizio; significa abbandonare un territorio familiare per arrivare in uno estraneo, dove gli altri non sono gli stranieri ma lo diventi tu, sia per gli altri che per te stesso.

Dal muro di Berlino a quello del Messico, dal muro della Serbia a quello di Israele, dal mio muro al tuo.

 

 

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