Oggi, trent’anni fa veniva abbattuto il muro di Berlino. La recinzione muraria, che divideva Berlino in due parti: est ed ovest, rispettivamente di dominazione capitalista e marxista. Il 9 novembre 1989, in corrispondenza annuale della dissoluzione dell’URSS – unione delle repubbliche sovietiche – e della fine della guerra fredda; a Berlino cade, definitivamente, il muro, emblema della divisione tra territorio Russo e Americano, allora le due potenze che si spartivano il potere.

Quella caduta assai simbolica, però, non ha ugualmente decretato la fine di ulteriori muri delimitanti confini e frontiere. Infatti, al giorno d’oggi, la situazione tende ed essere peggiorata. I muri di frontiera, rappresentano tutt’ora circa 40.000 km, per un totale di 70 cinte murarie.

Fra queste, la più celebre è il muro innalzato dai presidenti americani che, in successione, da Bush a Trump, hanno creato una barriera artificiale, lungo il confino col Messico, che non darebbe accesso a tutta quella mole di migranti illegali messicani, che cercano, invano, di attraversare il confine.

Ve ne sono numerosi altri di muri, ma comunque le cause dell’innalzamento dei medesimi rimangono invariate.

Moltissime persone, comunque, ritengono queste fortificazioni inumane e razziste, argomentando la loro tesi dicendo che non permetterebbero alcuna possibilità a tutti coloro che desiderano una nuova vita. sicuramente la questione è molto più complicati di come viene esposta, ed è difficile trovare una soluzione.

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