Il muro di Berlino, in tedesco Berliner Mauer, era una protezione antifascista eretta nel 1961 e finalmente caduta nel 1989, era una barriera per i cittadini della Germania dell’est per far in modo di non avere contatti con la Germania dell’ovest. Durante questi anni sorsero anche altri muri di separazione, ma al contrario di quello di Berlino questi venivano costruiti per non far antrare persone al suo interno.

Molti sono i muri costruiti durante questi anni ma i più famosi sono: il muro che separa il Messico con gli Stati Uniti, esso è stato costruito dai cittadini degli Stati Uniti, lungo il confine tra USA e Messico, per impedire agli immigrati illegali di oltrepassare il confine statunitense, infatti per il Messico quel muro è chiamato “muro della vergogna”; la barriera di separazione tra l’Ungheria e la Serbia non è un vero e proprio muro ma è una recinzione di rete metallica costruita nel 2015, lungo il confine tra Ungheria e Serbia per respingere gli immigrati provenienti dai Balcani.

Tutti questi muri eretti in questi anni hanno in comune una cosa: sono stati costruiti per lasciare fuori le persone diverse. Secondo me tutti i muri potrebbero essere interpretati come delle barriere mentali che non ci fanno capire che questa è una forma di discriminazione contro il diverso, una forma di razzismo contro gli immigrati che cercano, venendo da noi, un aiuto che noi non diamo e che addirittura respingiamo. Pensavo che il muro di Berlino fosse un esempio di come non dobbiamo essere, invece siamo andati a prendere esempio da una cosa sbagliata e l’abbiamo replicata altre decine di volte come se fosse giusto. Per me tutti i muri dovrebbero essere abbattuti non solo quelli fisicia anche quelli mentali.

“Il Muro esisterà ancora fra cinquanta anni e anche fra cento anni, fino a quando le ragioni della sua esistenza non saranno venute meno”.    Erich Honecker

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