30 anni fa, il muro di Berlino cadde. Il 9 Novembre 1989, quel muro di intolleranza e di disprezzo venne abbattuto. Il “muro della vergogna”, simbolo della guerra fredda, venne costruito nel 1961, e per 28 anni divise gli abitanti della Germania Orientale e quelli della Germania Occidentale. Agli uni e agli altri era impossibile mobilitarsi verso l’altra parte: dopotutto, proprio a questo fine era stato costruito. La sua distruzione passa alla storia come “uno dei festeggiamenti più grandi di sempre”, in quanto fine delle ostilità presenti tra le due parti della Germania.

Questo è un punto della storia da cui dovremmo trarre spunto, capire che l’aiuto reciproco è importante. E l’abbiamo fatto, ma non in questo modo. Quelli che circondano le società di oggi sono dei muri che, nonostante i continui discorsi, continuano a non cadere. Si tratta della concezione che abbiamo dello straniero. Lo vediamo a volte come un pericolo, altre come qualcuno di inferiore a noi. Trattiamo così irrispettosamente qualcuno che da noi vorrebbe solamente aiuto. Tendere una mano in soccorso dell’altro non è mai una scelta sbagliata. Ma ciò che la società continua a fare, ci trasmette il contrario.

Abbiamo bisogno di liberare la nostra mente da questi muri, in senso astratto o meno. Il pensiero stesso che si era sviluppato nel 1961 lo ritroviamo nella società odierna. Quanti sono i muri che dividono le persone oggi? Quello più famoso è sicuramente quello che separa America e Messico, ma ne abbiamo tantissimi e neanche ne siamo a conoscenza. Il tempo dovrebbe aiutare l’uomo a riflettere, ma a quanto pare questa volta non è successo.

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